Cosa direste se un reporter un po' sfigato e abbandonato dalla moglie per un uomo con un braccio solo vi raccontasse d'aver incontrato nel deserto irakeno un venditore di pattumiere che si crede un cavaliere Jedi di un corpo segreto dell'esercito americano? Ebbene, se è Ewan McGregor che incontra un devastante George Clooney (che mai come ora si è preso in giro) riderete a crepapelle e contemporanamente gli crederete! E scoprirete che ai tempi del Vietnam Jeff Bridges inventò un contro-esercito new age e post hippie che si addestrava a usare allucinogeni, musiche, ginnastiche e la potenza della mente contro il nemico (beh, per allenarsi, contro le capre...). E che come in tutte le storie di Jedi c'è sempre quello che sceglie di stare dalla Parte Oscura della Forza (che è esistita anche quella: gli esperimenti mk-ultra della Cia) e in questo caso è il subdolo Kevin Spacey. Che crediate o no ai poteri della mente, che attraversiate o no i muri e sappiate uscire dal corpo, dovete vedere questo film. Anche perché mentre fa ridere ti inocula molti dubbi sulle ultime guerre fatte a cercare qualcosa che non c'era. E la scusa non era assolutamente New Age... Siamo tra Il grande Lebowski e Natura morta con picchio. E il bello è che il tutto arriva da un'inchiesta del giornalista Jon Ronson e che tutte le cose più folli qui raccontate sono quelle vere
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L'UOMO CHE FISSA LE CAPRE regia Grant Heslov. Con George Clooney, Ewan McGregor, Jeff Bridges, Kevin Spacey, Stephen Lang.
Remake, remodel, forse restyling: la storia è molto aderente a quella che avete visto in versione svedese: il giornalista d’assalto e di denuncia, rovinato da un'inchiesta, viene chiamato a svelare il mistero di una ragazza sparita nel groviglio di una dinastia di industriali ricchissimi, viziosi,
«Girare Polisse? Una delle esperienze peggiori della mia vita». Maiwenn, che è una delle protagoniste, la sceneggiatrice e la regista, lo conferma, anche se quel film le ha fatto guadagnare il Premio della Giuria allo scorso Festival di Cannes oltre che 13 nominations ai Cesar, gli Oscar francesi (
Indiana Jones a Valencia non è il titolo di una nuova avventura cinematografica. E' però la tappa attuale della mostra , presentata da e realizzata dalla Montreal company in collaborazione con , sbarcata al dopo l'esordio in patria.Al centro della scena, naturalmente, il mitico esploratore creato
, la rassegna di pittura organizzata (fino al 12 febbraio) dal Whitney museum di New York (USA), non è un evento che farà storia ma racconta la storia dell’arte americana. Presenta quel periodo compreso tra 1920 e 1950 in cui prevalgono due forme espressive: realismo e surrealismo. La prima, è
Quella di capodanno, da sempre, non è la notte migliore per ballare, né per mangiar fuori. Negli ultimi anni, però, con la crisi delle disco e della nightlife, i prezzi del 31/12 sono scesi e la qualità del clubbing salita di molto. L'importante è stare con gli occhi ben aperti, e, se possibile,