
Succede spesso, a Hollywood, e non solo lì, ma in tutti i luoghi del mondo in cui si ama il cinema. Quando all’orizzonte spunta una nuova stella, il suo nome viene associato a Marilyn Monroe. È successo anche ad Amber Heard, naturalmente, la giovanissima attrice texana (ha solo 26 anni) protagonista di The rum diary insieme a Johnny Depp. La somiglianza con Marilyn, a giudicare dalle strepitose foto di Ellen von Unverth, è incontestabile, tutte e due bellissime, tutte e due biondissime, tutte e due super hot e con lo stesso atteggiamento sfrontato, e un po’ spiccio, verso il sesso. Ma le analogie si fermano qui, per ora. Due carriere diverse, due mondi diversi (attorno a Marilyn ruotava il potere vero dell’epoca, quello con la P maiuscola, quello dei Kennedy), una sessualità diversa (Amber Heard è fidanzata con una donna)... E allora perché? Perché cerchiamo sempre una nuova Marilyn? Perché, a distanza di tanto tempo (è morta a Los Angeles il 5 agosto 1962), non ci siamo ancora rassegnati all’idea che lei non ci sia più? Forse, azzardo, perché abbiamo semplicemente bisogno di lei. Un bisogno forte, e indistruttibile, e perfino arcigno, di una donna che sapeva anche essere se stessa. Abbiamo bisogno, oggi come ieri, di un registro sentimentale che contempli la voce tenerezza, abbiamo bisogno di sincerità, anche se possiamo noi stessi scambiarla per candore o peggio ingenuità. Lei non aveva bisogno di noi, forse era addirittura terrorizzata da noi. Noi no, non ce la facciamo. Anche dopo 50 anni.
Andrea Rossi