
Ho conosciuto Giovanni un anno fa, o qualcosa di più, quando me lo presentò l’editore in un caldo pomeriggio di fine primavera. Sapevo già chi fosse, naturalmente: era un brillante art director, era il brillante art director che aveva messo mano, e con successo, al restyling di A. Si trattava ora di ridisegnare Max, di cercare nel passato, un passato lungo 25 anni, le ragioni per immaginarsi un futuro, per immaginare il maschile del nuovo millennio. Giovanni viveva e lavorava a New York, aveva una moglie e tre figli, che amava moltissimo e di cui spesso mi parlava, e il suo cognome, Russo, tradiva le origini italiane, pugliesi se non ricordo male. Ancor oggi, se penso a lui, mi vengono in mente le vicende di migliaia di italiani che attraversarono il mare per inseguire la fortuna, un sogno, la vita, l’eternità, mi vengono in mente i racconti di uno scrittore a me particolarmente caro, John Fante, mi vengono in mente i sapori della terra, il profumo del vino rosso, l’odore della fatica dei protagonisti di Fante: anche la storia di Giovanni ha, in fondo, a che fare con le mani e con tutto ciò che di nobile, bello e creativo si può fare con le mani. Mi fu simpatico da subito: diretto, alla mano, pieno di energia, disponibile. Schietto. Aveva un bel sorriso, dolce, come i suoi occhi. E vestiva con sicurezza un’eleganza ricercata e moderna, mai banale. Ora Giovanni non c’è più, di lui resteranno le cose che ha fatto, molte e tutte fantastiche, tra cui il Max che state leggendo. Senza di lui questo Max non ci sarebbe, è riuscito a dare forma e vita, e che forma! e che vita!, alle idee che avevamo in testa. Non era facile, per niente. “Bravo Giovanni”, gli dissi quando mi presentò il progetto, e lo ripeto oggi come se questo potesse riportarlo in vita: “bravo Giovanni, bravo”. Per noi eri diventato “l’americano”, anzi “l’americà”, e lo rimarrai per sempre perché i soprannomi hanno questo di fantastico, che sono esclusivi e stabiliscono un legame sentimentale, personale, anzi personalissimo con le persone cui vogliamo bene. Un legame indistruttibile. Un abbraccio, forte, a Florence e ai piccoli Alessandro, Louis e Eva e, se mi permettono, un bacio.
Andrea Rossi
caromax@rcs.it