
Rafa Benitez ha 50 anni e un piccolo, grande, problema: il fantasma di Mou. Quando ordinò la rimozione delle foto del suo augusto predecessore dalla Pinetina, il nuovo allenatore dell’Inter non aveva certo pensato al Piccolo Principe: “Non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”, sosteneva il protagonista del romanzo di Saint-Exupéry. E aveva ragione: Rafa può togliere tutte le immagini che vuole, ma non riuscirà mai a estirpare dai cuori nerazzurri il ricordo delle imprese di Mourinho. La sua è una battaglia complicata, forse “persa in partenza” perché se dovesse vincere su tutti i fronti avrebbe soltanto uguagliato il rivale e se dovesse perdere anche un solo obiettivo già si parlerebbe di fallimento. Il vero vincitore è lui, naturalmente, il grande assente: «Auguro a Benitez di fare bene. Non perché gli voglio bene, e infatti non gliene voglio, ma perché allena la mia squadra. Allena l’Inter. Quindi gli auguro di portare l’Inter fino alla finale di Champions contro il Real. Questo il mio augurio per lui». Grande, Mou, finge di fare un complimento al nemico e intanto gli passa la corda intorno al collo, definisce con precisione gli obiettivi dello spagnolo e lo costringe a una corsa sotto stress, detta tempi e modi alla memoria collettiva e si colloca nella sfera del mito. Il “dopo Mou” non è ancora iniziato, bisognerà attendere che cominci a vincere qualcosa anche in Spagna, solo allora il passato sarà veramente passato. Ma come sempre dipenderà da lui, e non da altri.
Andrea Rossi
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