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Editoriale

MAX C'E'

Tra le numerose lettere che abbiamo ricevuto dopo l’uscita del numero di novembre, una mi ha colpito in modo particolare. Sarà perché conteneva una critica forte e senza appello.

Tra le numerose lettere che abbiamo ricevuto dopo l’uscita del numero di novembre, una mi ha colpito in modo particolare. Sarà perché conteneva una critica forte e senza appello. Sarà perché tutte le altre contenevano giudizi positivi, ma la mail di Nicola metteva l’accento su un paio di particolari, le dimensioni e la qualità della carta, che pensavo fossero largamente ben accetti da una larghissima maggioranza. Mi sbagliavo. Scrive Nicola: “Max era una delle pochissime riviste che attendevo con interesse ogni mese in edicola, le altre (tante) essendo state cancellate perché c’è la crisi, perché non c’è più spazio in casa ecc... ecc... Ho detto era perché non trovo più interessante acquistare ogni mese una rivista delle dimensioni del metro quadrato, del peso di qualche kg, fatta di una carta riciclata (va bene per un quotidiano che si legge e si getta e non per una rivista che si colleziona) che può essere utilizzata con successo per rasare le pareti di casa prima della tinteggiatura”. Ho pensato di rispondergli, privatamente. Ho pensato di spiegargli che tornavamo al vecchio e glorioso formato di Max, quello delle origini, quello del 1985, quello della diversità, dell’unicità. Ho pensato di spiegargli che questa carta è vivaddio una carta, una carta da giornale, perché Max, dannazione, vuole essere un giornale, vuole esprimere opinioni, emozioni, sentimenti, amore per la vita, per la bellezza. Poi ci ho ripensato, e non gli ho scritto. E così facendo mi sono riconosciuto il diritto di non piacere a tutti, di essere, semplicemente, Max, e di non coltivare più l’ambizione, smodata e pericolosa, di conquistare chiunque. A costo di annacquare la propria personalità, le proprie ragioni. Questo errore non lo faremo: è una promessa.

Andrea Rossi
caromax@rcs.it

mercoledi 14.09.09 18.53
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