La scena è più o meno questa. Bar interno dello studio televisivo dove si registra il Chiambretti Night. Di fronte, seduta a un tavolo, la ragazza dei tuoi sogni. Legge assorta. Alza lo sguardo, incrocia il tuo, ti sorride. Ammicca lieve. La prova che Dio esiste. Splendida ragazza, un ovale da incanto, senza un filo di trucco, che alza il suo ponte levatoio in pieno giorno, in piena Milano. Sarà una studentessa delle Belle Arti, una seminarista della Cattolica, più probabile, sembra straniera, una laureanda alla Sorbona? Si alza, si avvicina. Un metro e ottanta circa, valuto a occhio. Ci si agita per molto meno. «Scusi, lei è qui per l’intervista di Max?». «Sì? Io sono Danah Matthews», mi fa in un english atipico.
Mi prendesse un colpo. Mi prende un colpo. Per qualche secondo, qualcuno di troppo, devo avere una di quelle facce stupefatte al confine dell’ebete. Danah aspetta paziente che mi riprenda. “Mi vuole dire”, penso e non dico, “che lei è proprio la stessa, quello schianto di femmina che, tre sere a settimana, spolvera con il suo maestoso lato B l’intronato lato A degli ospiti di Chiambretti?... Non ci credo”. «Non somiglia per nulla alla sua versione televisiva», penso e questa volta dico. Annaspo che più Fantozzi non si può. «Molto più bella dal vivo... No, non che in tivù sia brutta, tutt’altro. È che siete proprio due donne diverse». Mi viene in soccorso con uno stile infinito: «Sa, i miracoli del make up».
Danah Matthews (foto), 22 anni, stella delMoulin Rouge e ora anche del Chiambretti Night, nata a Victor Harbor, nel sud dell’Australia, spiagge, squali e splendidi resort sul mare, cresciuta in Nuova Zelanda. Non parla un’acca d’italiano. Poche parole. Le scodella come una scolaretta. «Buongiorno, buona giornata, sì, grazie mille, vino rosso per favore».
Vino rosso per favore?
«Sì, mi piace molto. L’ho scoperto a Parigi, ma ne avete di buonissimi anche in Italia».
Si fa presto da noi. In due mesi è diventata una star televisiva.
«Ma dice davvero?».
Mi dica della sua doppia personalità, la Danah che ho qui davanti acqua e sapone e quella che fa la sciantosa in tivù. Schizofrenica?
«Non proprio. Diciamo che il trucco nel mio caso è come la maschera, divento un’altra, un personaggio che recita una parte».
E la recita bene. Non esiste una sua biografia on line, mi aiuti. Era doppia anche da bimba?
«Devi chiedere alla mia mamma o ai miei due fratellini più grandi di me. Abbiamo parlato propria la scorsa notte via Skype della nostra infanzia. Non mi filavano per niente all’epoca, ero troppo piccola per loro. A otto anni, poi, ho cominciato a studiare danza classica, quindi jazz, danza moderna e ho preso la mia strada».
Quando ha capito che sarebbe diventata la sua professione?
«A 13, 14 anni, quando ho cominciato a fare lezioni private con un’insegnante professionista. Cinque anni dopo, a 19 anni, l’occasione del provino al Moulin Rouge, Parigi, la grande svolta della mia vita».
Due anni e diventa la star del tempio della danza.
«Un sogno. Scopro la città più bella del mondo. Ero stata una sola volta in Europa, in Olanda, perché mia madre è olandese. All’inizio ero più spaventata che eccitata. Arrivavo da un mondo completamente diverso. Non conoscevo la lingua, non conoscevo nessuno, mi sono appoggiata i primi tempi alla comunità australiana».
La prima volta anche in Italia.
«Ma non so nulla del vostro Paese. Passo qui quattro giorni a settimana chiusa tra studio e palestra. Ora va meglio, mi sono trasferita dall’albergo in una casa tutta mia. Ma sono una viaggiatrice, appena avrò tempo voglio vedere Roma, Venezia, Sicilia e Sardegna».
Gli italiani stravedono per la sua danza, il suo sense of humour o il suo fondoschiena?
«Preferisco immaginare che sia per la danza e per il mio sense of humour».
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