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Per fermarla bisognerebbe inchiodarla alla parete. Esattamente come il poster che sta alle sue spalle, la locandina di Non ti muovere, il film di Castellitto dove Claudia Gerini se la batte in bravura con Penélope Cruz. Tutto ciò che è esprimibile in un corpo, in lei si esprime. Dagli alluci agli occhi. Soprattutto gli occhi. Mi fa vedere le foto scattate e scatenate per Max.
Lei a cavalcioni su una moto, lei in posa da rockstar, lei in scarponi, calzini, slip e reggiseno, le mitiche gambe in primo piano, seminascosta da un gigantesco parasole di paglia. Immagini giocate sul contrasto. Caso più unico che raro di una donna in cui il maschiaccio si combina alla femmina e al clown.
A guardare le foto, tu e Toni Thorimbert ve la siete spassata sul set.
«Lui mi dava il là e io mi scatenavo. Toni ha capito subito che dovevo essere stimolata per rendere moltissimo. Io odio fare le foto in pose della serie “quanto sono figa”. L’ironia in questo caso è far convivere nella stessa immagine il maschile e il femminile che c’è in ognuno di noi, privilegiando comunque la sensualità. Io facevo le mosse e lui impazziva: “Brava, bellissima, che grinta!”».
Si parla molto della parte femminile degli uomini. La tua parte maschile l’hai sempre conosciuta?
«Sempre. Esempio, detesto fare shopping. Al quarto negozio divento fobica. Altro esempio, adoro guidare. Ho fatto alcune gare di Formula 3. Mi si può vedere ogni tanto a Vallelunga con casco integrale e tuta ignifuga che vado a 300 all’ora».
Chi se lo aggiudica il volante, tra te e il tuo fidanzato Zampaglione?
«Lui è negato al volante. Una piaga: “Che faccio? Vado a destra, a sinistra?”. Lui, come tutte le vere star, si lascia guidare. Io sono il suo autista. Quando guida lui io divento isterica. Per dire, io ai semafori guadagno sempre la pole position, lui si piazza regolarmente quinto o sesto, dietro l’unica corsia già occupata».
Ti esibisci anche in moto?
«Sì, ma non quelle di grossa cilindrata. Faccio la saggia da quando sono diventata mamma, quattro anni fa».
Parliamo del tuo femminile...
«Ho tantissime cose super femminili. A partire dal saper ascoltare una voce dentro e imparare a seguirla. Si chiama istinto».
Anche l’istinto di piacere agli uomini?
«Sì, la consapevolezza di essere guardata e ammirata. Nella coppia mi piace fare la femmina. È un gioco molto sottile. Mi eccita l’idea di essere la passiva dei due, anche se poi in realtà non è così. Di fatto, sono gli altri che si adattano a me».
Carlo, nel senso di Verdone, ci sale tranquillo in macchina con te?
«Fa quello sciolto, poi s’attacca alla maniglia. “Vai piano Claudia...”. A lui piace la moto. In macchina non è mai tranquillo».
Parliamo dei tuoi nuovi film. Partiamo da Ex.
«Il mio ex è un prete. Vado a sposarmi e scopro scioccata che don Lorenzo, nel film Flavio Insinna, è in realtà il mio Lorenzo di un tempo».
Come si comportano i tuoi ex? Ritornano, rompono o se ne stanno buoni in bacheca?
«Dopo qualche anno di choc anafilattico, recupero sempre con loro belle amicizie. Gli ex sono un patrimonio della tua vita, ognuno di loro è un pezzettino di te. Insinna sul set mi prendeva in giro: “Tu, i tuoi ex li tieni tutti insieme in una riserva”».
Quanti uomini? Più o meno di cinquanta?
«Meno, molto meno. All’inizio li contavo, poi ho smesso. Li ho tutti belli chiari nella mente. Tutte storie importanti. Io non sono una da flirt. Magari tradivo, ma mi mettevo col traditore. Sono fidanzata da sempre. Non ricordo di essere mai stata sola. Trovavo sempre uomini interessanti con cui allacciare una storia».
Alla faccia delle tante donne che dicono: non ci sono più gli uomini di una volta.
«A sentire le mie amiche single sarebbe proprio così. Che gli uomini veri non ci sono più, tanti sono gay, quelli che ci sono non hanno più le palle per corteggiare. Devi prendere tu l’iniziativa, portarli a letto e poi pagargli anche la cena. Io sono fidanzata da quattro anni con lo stesso uomo e mi chiedo: sarà davvero successo qualcosa di così grave nell’universo maschile?».
Li hai sempre mollati tu i tuoi uomini.
«Questo è vero. Li lasciavo e poi trovavo subito qualcun altro che mi faceva il filo, mi stimolava e mi faceva crescere».
A proposito di preti. L’uomo in abito talare perde subito il sex appeal ai tuoi occhi o viceversa? Penso a padre Ralph di Uccelli di rovo.
«Per me è subito un turn off. Se sono preti, non penso a loro come maschi. Certo se poi capita un giorno che stringo la mano a uno e parte una scarica di elettricità...».
In questo safari del mammifero maschile a casa Gerini, il primo che troviamo è Boncompagni.
«Il pezzo della mia vita dai 17 ai 18 anni. Ci sentiamo sempre, un’amicizia ventennale. Ogni ex fidanzato, Gianni, Massimiliano, Maurizio, Stefano, Marco, Fabrizio, nessuno escluso, mi rievoca un mondo. Quello di Gianni era fatto di viaggi, computer, gadget, libri, umori da ridere, tanta ironia, tanta tivù, musica lirica, la Carmen».
Con Carlo Verdone c’è anche il sodalizio artistico.
«È evidente, anche se nel suo prossimo film non ci sarò. Sto lavorando sul set di Meno male che ci sei di Luis Prieto e Le segretarie di Angelo Longoni. Più di due film contemporaneamente non riesco».
Carlo dice che sei l’attrice con cui ha in assoluto il più grande feeling.
«Sul set non proviamo nemmeno. Ci divertiamo a inventare cose nuove. Ridiamo delle stesse cose, in particolare il mondo dei caciaroni, dei cafoni arricchiti. Il mio sodalizio con Carlo va oltre. Io conosco alla perfezione la sua filmografia, l’ho studiato e ammirato per anni».
Ha già dato il meglio di sé o potrebbe sorprenderci con qualcosa di nuovo?
«Caso unico al modo, in trent’anni Verdone ha fatto l’autore, il regista, l’attore dei suoi film. Tutti grandi successi, una carriera stupefacente. Quello che potrebbe fare in futuro è arricchire il suo ruolo di regista».
A cura di Giancarlo Dotto/Foto Toni Thorimbert
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