È cresciuta a pane e Max. E si vede. Non solo per l'invidiabile parlantina e l'ironia da Iena che hanno guidato la sua carriera dalla radio alla tv e da All Music a Rai2 (dove ora conduce Scorie), ma anche per quella vena trasgressiva in cui scorrono l'amore per il rock e per le moto, per l'anticonformismo e il sesso («che governa le passioni dell'uomo»).
Appena arriva all'appuntamento Elena Di Ciocciosmonta dallo scooter, toglie il casco, scrolla il caschetto biondo, ci viene incontro ondeggiando sulle scarpe di vernice rosa fucsia e con un sorriso complice racconta subito di aver conservato il numero di Max con Dylan Dog (giugno '93) e addirittura quello con David Bowie del 1987. Saremo degli stupidi sentimentali, ma da questo momento ci conquista e dimentichiamo di avere davanti “la figlia di Franz” (storico batterista della PFM) per scoprire una donna tosta, un'artista completa con tutte le carte in regola e (forse) un unico difetto: «Sono della vergine ascendente vergine e prima di fare una cosa devo essere sicura. È come per le ruote delle moto: non puoi tirarle al massimo se sono lisce».
Mai vista così sexy... Hai deciso di puntare tutto sull'aspetto perché ti sei accorta che la bravura non basta più?
«A 35 anni è un po' difficile puntare sull'aspetto. Diciamo che spari le ultime cartucce prima che tutto si afflosci. Forse dopo tanti anni con la divisa (quella di inviata de Le Iene n.d.r.) volevo cambiare».
Vanti anche un passato nelle Kissexy, l'unica tribute band femminile dei Kiss...
«Sì, è vero. Per due anni sono stata la cantante, in pantacollant con cinturone, zeppe e reggiseno con le stelline... abiti assurdi fatti da noi. Ma non direi che fossimo sexy…». Hai chiuso con la musica? «C'è stato un momento in cui cantare era il mio obiettivo, ma non ho avuto la forza di sopportare il peso del giudizio sul campo».
La tua vita è cambiata a 26 anni. Ci racconti come è arrivata la svolta?
«Dopo il liceo mi ero iscritta a giurisprudenza solo perché mi piaceva l'idea dell'arringa finale. In realtà fin da piccola avevo dato una mano nell'azienda di famiglia (Milano Concerti n.d.r.), il presidente era il secondo marito di mia mamma. Ai concerti preparavo i pass, vendevo le magliette... Era un ambiente che conoscevo bene ed era naturale che diventasse il mio lavoro: seguivo tutto, dai contratti al marketing. Un bel giorno la società venne acquisita da Clear Channel. A quel punto presi la liquidazione e la investii tutta nello studio: teatro, recitazione, dizione… e ora eccomi qua».
Più che una scelta è stata una fatalità...
«In realtà era quello che avevo sempre desiderato fare. Ma mi era mancato il coraggio».
Che ricordi hai di quel periodo da “apprendista”?
«Alla scuola di recitazione, il secondo anno (nel 2000 n.d.r.), arrivò Rocco Casalino dal primo Grande Fratello. Fino a quel momento se volevi entrare nel mondo dello spettacolo dovevi saper fare qualcosa. Ricordo che i compagni di corso se lo mangiarono vivo. E io cercavo di spiergargli il perché».
C'è una collega con cui hai condiviso gioie e dolori dei primi provini?
«Dieci anni fa ci si presentava ai provini in venti oggi in duemila: le facce che giravano erano sempre quelle. Con Lucilla Agosti mi sono incrociata spesso, anche con Petra Loreggian, con alcune ho stretto amicizia ma se hai delle caratteristiche comuni non è che prendi per mano la tua rivale per dirle: «Lo sai che domani c'è un provino?». Diciamo che c'è una sana competizione, ma non ho mai visto scorrettezze».
Pensi di poter diventare un nuovo modello di conduttrice televisiva?
«Non saprei. Io dico sempre che sono un buffone, nel senso del buffone di corte che all'occorrenza suona canta e fa gli stornelli...».
Fra i tuoi amici ci sono Eros Ramazzotti e Rocco Siffredi. Come li hai conosciuti?
«Eros lo seguivo con mia mamma per lavoro e mi ha visto crescere. Non aveva ancora incontrato Michelle… Ricordo che una volta per preparare un suo concerto con Tina Turner eravamo tutti a San Siro e lui mi prese in giro dicendo via radio: «A' Ele, ammazza quanto sei bona con quei pantaloncini!». Da quei tempi si è creato un rapporto di amicizia vera, molto easy che continua».
E Rocco?
«L'ho conosciuto in radio. Superato il primo step, per cui ogni cosa che respira gli ispira un unico pensiero, diventa con tutti una persona adorabile. Con lui condivido la passione per il motociclismo e ci sentiamo sempre dopo le gare. Certo, ci sono cose che ha fatto che trovo eccessive, ma con il sesso ho un rapporto molto sereno e sono rilassata nei confronti della pornografia: è un mercato che non entra mai in crisi».
E quel video con te e Rocco che gira sul web?
«È un fake, un falso. È nato da un'idea malsana di uno degli autori di Stracult. Abbiamo preso un pezzo di un film di Rocco Siffredi degli anni '80 (quando ero una bambina!) e abbiamo girato solo la parte dell'attrice. Alla fine il montaggio era così perfetto che sembra vero».
Tutto qui?
«Conosco la moglie di Rocco, che è bellissima, e i figli, andiamo molto d'accordo. Posso solo dire di averlo visto davvero triste nel momento in cui ha interrotto il lavoro sul set. Ora che ha ripreso è in formissima. E poi è una figata avere un amico che fa questo mestiere perché gli puoi chiedere un sacco di consigli...».
Papà Franz cosa ti ha insegnato?
«Tanto. Un esempio? Anche se girava il mondo ed era una star, il pranzo della domenica per lui era sacro: a tavola eravamo sempre tutti in fila dal nonno ai nipoti. Mio padre freakettone stava accanto al fratello in giacca e cravatta. Così ho imparato che fuori si può fare quello che si vuole, ma a casa bisogna avere delle regole».
Vivi con tre gatti e…?
«E... un uomo che sta un po' da lui un po' da me. Non è dell'ambiente, lavora dietro le quinte... È completamente diverso da me...».
Che moto hai?
«Ora ho lo scooter: in città è più comodo. Ho avuto una bmw per due anni ma dovevo mettere i pantaloni tutti i giorni e l'ho lasciata. Il mio sogno, però, è una moto da pista...».
Dove vorresti arrivare?
«Vorrei muovermi in maniera trasversale con serenità. Un esempio? Neri Marcoré, al femminile: non voglio essere il top, vorrei solo essere una brava».
E' l'ora di pranzo di un qualsiasi giovedì feriale a Milano e quando chiamiamo al telefono , all'anagrafe Giuseppe Peveri, classe 1976, lo troviamo a casa del collega Enrico Gabrielli (Calibro 35 e Mariposa), dove stanno provando il loro progetto B: i Calamari. Dente è il cantautore italiano
Tornano sulle scene e sono arrabbiati, più arrabbiati che mai. Quel che è sicuro è che almeno i Litfiba hanno fatto pace tra loro dopo la rottura del 1998. Annunciata già alla fine del 2009 (nonchè reclamata nel brano di Elio e le Storie Tese), la reunion tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli, dopo aver
, la rassegna di pittura organizzata (fino al 12 febbraio) dal Whitney museum di New York (USA), non è un evento che farà storia ma racconta la storia dell’arte americana. Presenta quel periodo compreso tra 1920 e 1950 in cui prevalgono due forme espressive: realismo e surrealismo. La prima, è
La classe padronale va all'inferno. 2012: accade non paradossalmente né secondo rinnovata ideologia ma in modo melodrammaticamente realistico in L'industriale del veterano sempre lucido Giuliano Montaldo (Marco Pologrande tv, Sacco e Vanzetti, Giordano Bruno, I demoni di san Pietroburgo). «È un
Giornalista impegnata, da vent'anni a Parigi, scrive pezzo sul velò d'hiver, la più brutta pagina forse della storia francese, quando i parigini vicini a Petain vendettero gli ebrei ai nazisti e li rinchiusero, a mo di pre-lager-nel velodromo. Non esistono rpove fotografiche, ma esiste la storia di