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Figlia di una ballerina e di un tenore, Anna Safroncik è nata il 4 gennaio 1981, a Kiev (Ucraina). Naturalizzata italiana, è stata Miss Toscana ed è arrivata ottava a Miss Italia 1998. Modella, attrice di fotoromanzi, ha recitato con Verdone e Ficarra & Picone. La vedremo inIl falco e la colombasu Canale 5 e per la prossima stagione Ilritmo del cuore
L'articolo
Le eroine ucraine di oggi non saranno così glamour come quelle russe del romanzo ottocentesco, non hanno un Tolstoj o un Pasternak che le racconta, non per questo sono meno eroiche. Donne, spesso molto intelligenti, colte, a volte bellissime, che un bel giorno partono, lasciano tutto, casa, famiglia, figli, a cercare quella che si chiama fortuna e trovando spesso l’equivoco che si chiama amore. Bambine che partono al seguito delle loro madri innamorate. Anna Safroncik è una di loro. Oggi, a 26 anni, è un’attrice in grande ascesa, dalla soap al cinema. Dell’altra più romanzesca Anna, la Karenina, ha il tratto aristocratico e questo stare sospesa tra la tradizione e la modernità. La vedremo a metà ottobre su Canale 5 , protagonista de Il falco e la colomba, fiction in costume di sei puntate. L’idea? Una donna che sa quello che vuole. Un filo d’acciaio dentro l’involucro di porcellana.
«Si dice in Russia: l’uomo è la testa ma la donna è il collo, quindi se la testa vuole girare deve chiedere il permesso al collo».
Il giorno che arriva in Italia è molto lontana dall’essere un collo.
«Avevo 12 anni. Venivo da Kiev, la città della mia famiglia e dei miei valori. Mi avevano insegnato che le persone contano non per i vestiti che portano ma per quello che fanno, soprattutto quando lo fanno per gli altri. Ho dovuto imparare che nel mondo reale l’altruismo non esiste, è una favola».
L’impero sovietico si era da poco dissolto.
«Il vecchio mondo non c’era più, quello nuovo era ancora tutto da costruire. Da bambina ne sapevo poco, vivevo nel guscio protetto delle accademie. Studiavo musica, recitazione».
Arriva al seguito di sua madre Lilia, una donna innamorata.
«Di un italiano conosciuto in Germania durante una tournée. Mia madre è una ballerina classica. Sono stata completamente zitta per due mesi, anche a scuola. Dopo due mesi ho detto la mia prima parola, da lì mi sono sbloccata».
L’impatto con l’Italia.
«Il centro storico di Arezzo. I suoi colori. I negozi. Da noi era tutto molto grigio. Lì invece fiocchi, nastri colorati, evidenziatori. Io non avevo mai visto un evidenziatore. Era come arrivare nel paese dei balocchi».
Bisognava solo adeguarsi.
«Le persone parlavano solo di cosa avevano mangiato o si aspettavano di mangiare. Per me, cresciuta in una famiglia in cui si parlava quasi sempre di arte, era molto strano. Da noi il cibo non è una religione, si mangia quando si ha fame, quello che capita».
In questo si è adeguata?
«Ci ho messo poco. Mangiare bene è diventata anche una mia priorità».
L’Italia è molto colorata e gli italiani rumorosi.
«Sono estroversi. Spesso mi chiedono: Che cos’hai? Sei triste?. Questo mio sguardo un po’ lontano, il fatto di non ridere, di parlare a voce bassa, viene interpretato come malinconia e invece è solo la mia natura».
Il falco e la colomba: nella parte di Lisetta, una popolana romana.
«Una donna forte, appassionata, che ama senza essere corrisposta. Che non si arrende al fatto di essere povera e che il suo uomo sia innamorato di una nobile. Ama talmente tanto da sacrificare tutto per questo amore impossibile. Una donna nella quale saranno in molte a rispecchiarsi».
Si può definire un’eroina chiunque persegua il proprio desiderio?
«Purché non sia un desiderio che vada contro il bene comune. Oggi non si desidera più. Si è perso il piacere di sognare e di realizzare quello che sogni. Si consuma tutto. Si passa da piccoli soddisfacimenti ad altri, senza capire bene dove vuoi arrivare».
I suoi coetanei sembrano averlo fin troppo chiaro l’obiettivo: diventare famosi il prima possibile, utilizzando tutte le scorciatoie possibili.
«Arrivare sì, ma dove? Credono sia un loro obiettivo, in realtà sono modelli dettati dai media».
Ruoli sempre molto marcati i suoi.
«Mi piacciono i ruoli decisi, forti. Quello che mi ha reso popolare è stato il personaggio di Anna Baldi, in Cento Vetrine. Un essere cattivo, senza scrupoli, che si trasforma in una donna alla ricerca delle proprie origini. Una cosa che mi sentivo addosso».
Traumatica la separazione dei suoi?
«Sì, ma non me lo potevo permettere di stare male. Avevo una sorella piccola a cui badare e mia madre che stava attraversando dei momenti molto crudi. Mio papà Eugenio è stato uno dei tenori più importanti in Ucraina. Lo adoro. Mio nonno materno era un ballerino famoso. Una grande famiglia. Insieme abbiamo superato momenti molto difficili». (...)
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di Giancarlo Dotto / foto di Max Cardelli
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