
Il look fa l'Oscar
Dopo l'assegnazione delle nomination (qui la lista ufficiale), la cerimonia degli Oscar è la celebrazione massima del mondo del cinema e delle star. Un'intera industria, per una notte, si concentra sulla famigerata sfilata sul Red Carpet: l’apoteosi di stilisti, pubblicists, fashionista e di noi telespettatori, inutile negarlo.
Visto che qui l'abito fa veramente la star, la scelta viene ponderata da tutto l'entourage della celebrity e rispecchia il business di immagine che incorpora politica, soldi, contratti, accordi segreti, fedeltà e tradimenti, che spesso raggiunge o supera il milione di dollari a look è completo.
La prima collaborazione tra designer e attrici risale al 1951: Christian Dior & Marlene Dietrich studiarono ogni minimo particolare, persino il lato dell’abito su cui fare lo spacco, a seconda dell'ingresso della diva sul palcoscenico. Altre coppie vincenti: Hubert de Givenchy & Audrey Hepburn, e Irene Gibbons & Vivien Leigh (la "Coco Chanel americana" disegnò l'abito con cui Vivien/Rossella vinse l'Oscar 1939, per Via col vento).
Da allora gli stilisti hanno scavalcato completamente qualsiasi suggerimento degli studios. Tra i contemporanei, i primi a seguire questa strada sono stati Armani e Valentino, seguiti da Westwood e John Galliano alla sua prima collezione Dior: disegnò un abito per Nicole Kidman, che in seguito firmò un contratto multimilionario con Chanel. Gli Oscar sono fonte di business per Stella McCarthy, Gucci, Vera Weng, Alexander McQueen, che vendono poi alle masse. Le quali prima guardano il red carpet in tv, e poi votano su StyleSpot.com, sito su cui finiscono tutte le foto. Il passo successivo è agli outlet e punti vendita: abiti fotocopia di quelli indossati dalle star finiscono addosso ai/alle fan, e questo anche grazie al papà storico del pronto moda, quel Allen B.Schwartz che il giorno successivo lancia la propria collezione Oscar heaute couture for less.
Oggi le star che vendono non sono necessariamente quelle nominate, molto dipende dal tipo di personalità e ovviamente dai ratings di botteghino ed internet. Per gli Oscar del 2010, le star più richieste sono: Sandra Bullock, non tanto per il fashion sense quanto per le sue qualità di business woman che può aiutare con le vendite nella fascia della donna media americana; Carey Mulligan adorata dagli stilisti (Prada fra tutti), ma ancora troppo sconosciuta per aiutare la crisi; aggiungete le bellezze classiche come Jessica Alba - la più amata dapubblico - Anne Hathaway, Kate Hudson, Penelope Cruz e Fergie, the craziest.
Le outisders di quest'anno Meryl Streep - potenzialmente può generare più incassi grazie al possibile Oscar nonostante l'età - e il duo di PreciousMonique & Gabourey Sidibe, che attraggono soprattutto donne di colore e taglie forti. Per quanto riguarda gli uomini c’e’ già un vincitore: Woody Harrelson, che incarna linearità e semplicità dell’american boy, seguito da Dustin Hoffman (in Armani) e dal sicuro best actorJeff Bridges (in Ralph Lauren). Occhio a Colin Farrell & Brandan Gleeson: entrambi si presenteranno in John Varvatos, puro bad boys look.
Nonostante la consegna degliAcademy Awardssia tra gli eventi show business più pubblicizzati, chiacchierati e seguiti al mondo – da quest'anno anche su Twitter -, in pochi sanno quello che succede dietro le quinte della famosa Notte degli Oscar e chi sono i responsabili che mandano avanti un meccanismo che funziona, con l'edizione di quest'anno, da ben 82 anni.
Dopo che l'Academy sceglie il produttore (Adam Shankman & Bill Mechanic) per lo spettacolo, cade sullo stesso la scelta del regista (Josh Hamilton, veterano di molti MTV Music Awards) e del set designer (Adam Rockwell), importantissimi perche saranno loro a dare i toni e i temi della serata.
Poi tocca all'host della cerimonia (quest'anno il duo Alec Baldwin & Steve Martin) e per ultimo, the most important, la lunga lista di presentatori ufficiali aka gli attori più hot del momento. A parte la lunga camminata sulla red carpet, la cerimonia live in onda su tutti i canali televisivi mondiali e i parties organizzati dai vari studios e testate giornalistiche (vedi party prestigiosi di Vanity Fair, Lionsgate, Sony, Spielberg & Hugh Hefner), la festa più ambita è senz'altro il secolare Governor's Ball che segue la premiazione, organizzato dalla veterana Cheryl Cecchetto, in charge da più di ventanni e che quest'anno si è ispirata allo stile streamline, art deco degli anni '30.
Location: Kodak Theater, nel cuore di Hollywood Blvd & Fairfax (a LA, per indicare l’esatta location di un edificio si è soliti indicare l’incrocio delle 2 arterie di traffico maggiori). Disegnato da David Rockwell, è capace di accomodare 3,332 persone, è a quattro passi dal famosissimo Chinese Grauman's Theather, il primo cinema al mondo.
Premio: il nome ufficiale è Academy Award of Merit, ma la statuetta più famosa del mondo è conosciuta con il suo soprannome: Oscar. Le origini del nome sono misteriose, ma si pensa che Margaret Herrick – bibliotecaria dell'Academy – la prima volta che abbia visto la statua abbia trovato una straordinaria somiglianza allo zio Oscar. Nonostante sia nata nel 1929, l'Academy ha iniziato ad adottare ufficialmente il soprannome solo dal 1939. NB. Le placche d'oro con i nomi e i film di chi NON VINCE (quest'anno 202) vengono poi fuse e riciclate per l'anno prossimo.
Designer: Cedric Gibbons, art director degli studi Metro-Goldwyn-Mayer. Design: Un cavaliere con una spada da crociato su una bobina cinematografica che rappresenta le cinque sezioni premiate originalmente dall'Academy (attori, registi, produttori, tecnici e scrittori).
Autore: artista George Stanley di Los Angeles
Costruttore: R. S. Owens & Company di Chicago. Per 50 statuette ci vogliono 3-4 settimane
Peso: 3.8 Chili. Completamente d’oro a 24 carati Altezza: 33 centimetri
Primo Vincitore: Emil Jannings, come migliore attore per The Last Command e The Way of All Flesh nel 1929
L'agenda: due ore prima della cerimonia, Brad Oltmanns e Rick Rosas, della prestigiosa PricewaterHouse, sfilano sulla red carpet circondati da guardie del corpo che proteggono la famigerata valigetta - legata ad entrambi con manette a prova di Houdini - con dentro le buste sigillate contenenti i nomi dei vincitori, risultato dello spoglio/lettura delle 6000 votazioni dei membri dell'Academy. Schede contate manualmente, durante una lunghissima settimana, personalmente e SOLAMENTE da Oltmanns e Rosas, in una villa segreta con tanto di vista sulle colline di Hollywood. Oltre a loro, un piccolo team in Inghilterra conta i voti dei membri sparsi per il mondo. «Il sabato mattina Rick e io, memorizziamo tutti i vincitori nel caso dovesse succedere qualche imprevisto. Prestigio e serietà del lavoro ha precedenza su tutto. Sappiamo che in base al nostro lavoro la vita di qualcuno cambierà drasticamente», mi ha detto Brad.
Governor's Ball: il primo fu nel 1958, ma quest'anno al Governor's Ball (nella sala Grand Ballroom, all'ultimo piano del Hollywood & Highland Center), per la prima volta i vincitori dell'Oscar verranno invitati ad entrare in una zona dove i tecnici dell'Academy attaccherano, davanti ai loro occhi, la targhetta con inciso il proprio nome.
Numeri: 1500 Ospiti, 900 membri dello Staff, 250 tra cuochi e camerieri, 10,000 posate, 1200 bottiglie Moët & Chandon, orchestra di 18 musiciste, sole donne, 1,700 ore di lavoro per le installazioni, 6 chilometri di cavi, tutte le rose fatte crescere biologicamente in Ecuador.
Menu: Sushi, sahimi, spring rolls, gamberoni grigliati, pizze, Yuzu, e tonno Toro, cheeseburger di carne Kobe, vegetali al tartufo e per dolce, fatto dalla mitica Sherry Yard, l'Etoila de Oascr. NB. Frutti di mare eco-sostenibili, 450 chili di Salmone, 1200 ostriche Kumamoto, 7200 gamberi e 4000 Mini Oscars di cioccolato. Bon Appetit CHEF
Chef: Wolfgang Puck. Inizia in cucina a 14 anni, ispirato dalla madre Maria. La passione per i fornelli lo porta prima in Francia – al popolare Maxim -, e in seguito nel ristorante La Tour di Indianapolis. Due anni apre Ma Maison, a Los Angeles, uno dei ristoranti piu' esclusivi nonchè il preferito di celebrities come Elizabeth Taylor, Burt Reynolds, Jack Lemmon e Frank Sinatra. Nel 1982 crea Spago, a Beverly Hills, la cui pizza al salmone affumicato e caviale rappresenta il gusto esotico della nouvelle cuisine Californiana.
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