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Home > Hot > Cinema > Mine vaganti: 3 domande a Fantastichini

Intervista

Mine vaganti: 3 domande a Fantastichini

L'ex cattivo antagonista diventa padre del Sud, che soffre, capisce, piange. Con, per figli, Scamarcio & Preziosi

Fantastichini Ennio, da ex fantastico cattivo/antagonista adesso piangi da vero uomo tenero. E sempre per Ferzan Ozpetek: dopo la disperazione gay di Saturno contro, tocca al piccolo industriale del Sud di Mine vaganti che non crede alla realtà di affetti non convenzionali dei due figli, e si commuove quando non dovrebbe...
Alla mia età mi devo appassionare. Questo Vincenzo Cantone mi piaceva per vari motivi. Perché sono padre - gradino che ti cambia molti punti di vista - di un adolescente che vive con la madre a 300 metri da me. E poi perché ogni psicodramma di padre mi è proprio. E perché il personaggio ha un taglio nell'anima, quando scopre che un figlio può essere altro dalla scontata apparenza: Vincenzo è uomo/vittima di ripetitivi stereotipi e totem, non si è mai posto domande chiave ed è precipitato in un limbo di tenera neofanciullezza e solitudine. Egli stesso è stato figlio di una madre che magari lo bacchettava se 40 anni prima sbagliava le versioni di greco. Ed è stato bello collaborare tutti insieme, per delineare più realisticamente possibile i personaggi di un'affettività rivoluzionata.

Che cosa ti tocca di più del tema della diversità taciuta da Riccardo Scamarcio, figlio che teme le convenzionali riprovazioni in famiglia?
In questo caso il contesto non è tragico e il film, che fa vedere l'abisso nella luce e viceversa, resta commedia anche quando prende angolature drammatiche: prima si ride, poi ti arriva un pugno nello stomaco… Ma come posso ignorare che intorno a noi crescono omofobia e violenza, e diminuiscono rispetto e tolleranza? Di base le scelte di religione e sessualità sono private, esistono le persone! Vorrei che l'Italia cambiasse pelle e direzione, così si va verso tenebre di civiltà.

E da attore come ti senti e cosa cerchi, oggi?
Cerco l'equilibrio fra istinto animale ed esperienza ragionante. Voglio ancora diventare qualcosa… resto un lupo solitario che ama il collettivo. Stavolta a Lecce il set è stato proprio un nucleo familiare e di amici: sì, la ingrandita non allargata famiglia di Ozpetek. Mi ha fatto bene. Io non lavoro se non ci sono certe condizioni di serietà e piacere. Resto una… mina che vaga solo per amore e passione.

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Maurizio di Rienzo
mercoledi 14.09.09 18.53
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