
L'incubo dei presentatori degli Oscar, quest'anno, era uno solo: riuscire a pronunciare correttamente il nome del compositore nominato per la colonna sonora di Up, ultimo campione di quella scuderia infallibile che è la Pixar. Le variazioni erano diverse, comiche, preoccupanti: Michal Gioacigno, Mikel Gi-oa-kkin, no, Michelle Joaquin. Unica costante, il nome del vincitore, scritto in stampatello, a caratteri cubitali: MICHAEL GIACCHINO, vincitore di ben 2 Grammy (era nominato sia per Up che per Star Trek), del Golden Globe, del BAFTA inglese! Insomma, l'Oscar è stata la ciliegina sulla torta di un anno indimenticabile per Michael che, alla cittadinanaza americana, ha voluto aggiungere nel 2009 quella italiana. Con Mauro Fiore, vincitore per la miglior fotografia di Avatar, è l'Oscar italiano (o quasi) di quest'anno. Mentre è solo suo il premio per il discorso di accettazione più bello dell'anno: invece che ringraziare agenti e press agent, ha voluto incoraggiare i ragazzi e chiunque abbia un sogno a non abbandonarlo mai. Il suo «non arrendetevi e non fatevi dire mai che state solo perdendo tempo inseguendo il sogno di lavorare nel cinema. Mio padre non mi ha mai detto che stessi perdendo tempo, ed eccomi qua. FUNZIONA».
Il nostro Ray Draker l'ha inseguito e trovato, post vittoria.
Ti sei tagliato la barba, per la serata degli Oscar, e sei arrivato con un tuxedo elegantisismo...
«Un po' fashionista lo sono, e non solo per piacere a mamma e papà. È il mio heritage italiano, che mi porto dietro e che mi rende sempre orgoligoso: i miei nonni sono arrivati in America dall'Abruzzo e dalla Sicilia. Come la questione della pronuncia del mio cognome! Da bambino odiavo il fatto che lo storpiassero tutti: crescendo, sono diventato orgogliosissimo. Era un modo per differenziarmi da tutti gli altri. E poi l'anno scorso dirigevo l'Oscar l'orchestra, agli 81i Academy Awards, e avevo barba e baffi: li ho tagliati per fare una sorpresa ai musicisti e agli amici dell'orchestra. La statuetta non so ancora bene dove la metterò. Per ora la contemplo».
Ma vivi solo di musica per film, tu?
«Oltre ai film (aveva avuto la nominationa anche per Ratatuille, ndr), dai quali prendo sempre dei break creativi, mi piace comporre musiche per i videogames. Adoro la musica di Medal of Honor, Call of Duty, e anche Turning Point: Fall of Liberty: mi rilassa, mi diverte. Mi rimproverano di essere sentimentale, un po' troppo evocativo, ma io rispondo che il romanticismo fa parte della nostra vita, come gli amici e la famiglia. Io lavoro in una vera e propria famiglia, perché tale è la Pixar di John Lasseter . Lo diciamo tutti, ma è vero: la filosofia di Lasseter è unica, per lui più dividi conoscenza e idee con gli altri, più illuminato saraì. Dopo tutti i riconscimenti che ha vinto, sarei uno sciocco a non credergli, non trovi?».
Verissimo, ma adesso raccontaci di te: ispirazioni musicali?
«Io sono nato nel 1967 nel New Jersey. Da piccolo amavo i Beatles, ovvio, anche se ammetto che ascoltavo tantissimo i dischi di mio padre e di mia madre. Guardami, sono un geek-musicale cresciuto a suon di Benny Goodman, Luoie Prima, la colonna sonora di West Side Story, Il libro della giungla e The Muppet Show di Jim Hanson».
Strumento preferito?
«il clarinetto».
Come hai cominciato?
«Sono andato a vedere Guerre stellari, il mio film preferito in assoluto, e sono riamasto fulminato. Dal film e dal cinema in generale: anche se avevo amato il classico duello Bene vs Male, Luke vs Darth Vader, uscito dal cinema avevo ancora in testa la musica. M'è rimasta in testa per 3 anni, pensa. Ho cominciato ad andare al cinema e a registrare la musica dei film e, una volta a casa, me la risentivo e mi rivedevo il film».
Colonne sonore preferite?
«I predatori dell'Arca perduta, Il pianeta delle scimmie e 2001 Odissea nello spazio, che mi fece innamorare di Kubrick come compositore e musicista, anche se pochi sanno che "giocava" con la musica classica. Oltre ai film, devo confessare che amo le musiche dei telefilm e da quelle arrivano le mie più grandi inspirazioni: Twilight Zone, Dick Van Dyke Show, Gli eroi di Hogan, I Beverly Hillybilliesl. Devo moltisismo al mio amico J.J. Abrams: collaboro con lui da sempre, adesso sto lavoriando alla decima stagione di Lost».
Compositore preferito?
«Facile. Il grande, l'unico, il genio assouto Bernard Hermann. No, sono due, mettici anche John Williams, quello stesso di Guerre stellari».
Da vincitore dlel'Oscar, dai un consiglio a tutti i ragazzi che sognano di comporre musiche da film ma non conoscono nessuno a Hollywood...
«Guardate il film, ma tutto il film senza la musica: la storia, il lavoro degli attori. E poi fatevi trasportare dalle emozioni. Sono loro che vi faranno scrivere la musica».
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Amnesty International ha compiuto 50 anni e anche Bob Dylan. Mezzo secolo fa per opera dell'avvocato inglese Peter Benenson nasceva l'organizzazione non governativa indipendente in difesa dei diritti umani e ad oggi conta due milioni e ottocentomila soci, sostenitori e donatori in più di 150 paesi.
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From Los Angeles, California, The Doors…così iniziava Roadhouse Blues, ed era il 1970. A distanza di 42 anni si potrebbe fare lo stesso annunciando però She smell so nice, il nuovo singolo di Jim Morrison. Fa molta specie annunciare una band ormai senza più un senso, senza il leader per eccellenza,