
Prima di vincere l'Oscar come miglior documentario,The Coveha vinto 45 festival nel mondo. E, prima ancora, è la vittoria del piccolo David (Ric O’Barry) contro il gigante Golia (il Giappone). The Cove racconta il massacro inumano e sistematico dei delfini a opera di un villaggio di pescatori giapponesi che, ironia della sorte, hanno eletto il delfino come "santo protettore". Non fatevi trarre in inganno da storia e tradizione secolare giapponese. The Cove ci mostra un vero e proprio massacro, la cui emotività aumenta con la colorazione sempre più rossastra dell’acqua della piccola laguna. Join la causa. Web, sito e internet. Facebook e Twitter hanno aiutato a raccogliere centinaia di migliaia di petizioni.
Paladino di questa crociata, non ancora risolta nonostante l'interesse di gente comune, ambientalisti e celebrities, è l'attivista Ric O'Barry: trainer nella famossima serie tv Flipper, quella appunto del delfino come protagonista, fu sconvolto dal "sucidio" di un esemplare, che letteralmente morì tra le sue braccia. Capì in quel momento la crudeltà del tenere i delfini in cattività, e si appassionò alla loro causa. Ci dice, oggi: «Flipper è stato uno degli animali più amati della tv: come Lassie, per dire. Però proprio questa passione popolare per i delfini ha dato il via al loro sfruttamento, creando un industria da un miliardo di dollari l'anno che minaccia la loro stessa sopravvivenza».
The Cove narra le avventure di una troupe in cerca di prove video, nell'apparente tranquillità di Taiji, piccolo paesino giapponese a 500 Km a Sud-Ovest di Tokyo. Continua O'Barry: «da quando ho scoperto la situazione a Taiji e da quando è circolata la voce che volevo produrre un documentario sul massacro, ho ricevuto persino minacce di morte. Quando atterro in Giappone sono seguito e pedinato costantemente». Molte delle riprese – girate segretamente grazie all’aiuto di The Black Op Team, un gruppo di cameramen, ingegneri del suono e responsabili di effetti speciali - ricordano scene da film dell'orrore, bagni di sangue e massacri di centinaia di delfini sono all'ordine del giorno: provano anche la forza e la tenacia della censura giapponese, che ha cercato di bloccarlo in ogni modo. O'Barry: «Ogni mattina, da settembre a marzo, barche di pescatori intrappolano centinaia di delfini che vengono selezionati scrupolosamente in base a capacità comunicative, stazza, bellezza e purezza genetica. Ogni delfino scelto diventa un'attrazione turistisca e finisce nei parchi acquatici sparsi per il mondo, mettendo nelle tasche degli organizzatori cifre enormi: si parla di un minimo di 150.000 dollari a mammifero. Le "seconde scelte", definiti "parassiti" dai giapponesi, vengono macellati e la carne fatta passare per quella di balena, di cui i giapponesi sono ghiotti. Tutti gli altri esemplari sono dirottati in una baia segreta detta THE COVE, inaccessibile al pubblico e a qualsiasi telecamera, dove vengono massacrati, venduti nei supermercati e come breakfast sushi nelle scuole elementari di tutto il Giappone. Oltre al problema della loro estinzione, questi delfini sono la causa principale di avvelenamento di mercurio, che in Giappone causa deformità infantili e morte da avvelenamento». Su 126 milioni di giapponesi, solo un migliaio sapeva di questo massacro.
The Cove verrà trasmesso da Current tv (Sky 130) a settembre. Ma intanto possiamo partecipare anche noi, alla campagna per fermare il massacro: votando qui , e poi su facebook, twitter, Text sul cellulare 44144: cosi facendo possiamo mandare gratuitamente il messaggio SAVE DOLPHINS al Parlamento giapponese a Tokyo.
Ray Draker
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