
A Quentin Tarantino l’orgasmo deve essere venuto quando l’ha vista in veletta nera, tubino rosso, sigaretta in bocca e fumo a incorniciarle il volto. Orgasmo, ovviamente, “à la Tarantino”, molto cinephile. Perché Mélanie Laurent, in Bastardi senza gloria, è l’incarnazione rivisitata di Marlene Dietrich, Danielle Darrieux (star francese anni Quaranta e Cinquanta, ndr) e di tutte le altre dive su pellicola d’epoca che eccitano Quentin più delle donne vere. Se poi aggiungete una sua frase buttata là («è la nuova Uma Thurman: la sua Shosanna è come “la sposa” di Kill Bill») capirete l’eccitazione dell’autore davanti alla sua creatura. Non a caso la suddetta apparizione è quella che precede il finale col botto del film.
Cose che capitano nell’universo tarantiniano. Nel nostro, capita che Bastardi senza gloria sia lanciato come un film con Brad Pitt e Diane Kruger, ma poi, vedendolo, ti accorgi che gli sconosciuti Christoph Waltz (l’SS Landa) e Mélanie Laurent si “mangiano”, scena dopo scena, le due celebrity: se pensate che la cosa sia casuale, sappiate che nell’universo tarantiniano il caos non è una legge. È lui stesso a dichiarare: «se non avessi trovato l’attore giusto per Landa non avrei fatto il film, e Shosanna penso sia il più bel personaggio femminile che abbia mai scritto. Più ancora di “la sposa”? Sotto certi aspetti, sì. E grazie a Mélanie».
Mélanie L, come la chiamano i francesi, ha 26 anni ed è di quelle che si siedono, ti guardano e ti chiedono «posso fumare?». Piena di ironia (non a caso suo padre doppia I Simpson), alla tua risposta affermativa aggiunge: «allora non sei francese, o americana». I capelli le scappano dalla coda di cavallo, le occhiaie sono le stesse che vedete nelle foto in queste pagine: indossa pantaloni neri a pinocchietto e una t-shirt semplicissima grigio-azzurra. Per dirvi il tipo, Mélanie L è l’unica star ad aver fatto la monté de marche di Cannes, il fatidico tappeto rosso, in tailleur bianco pantaloni: altro che rouches o decollettè, lei della tenue de soiré se ne strafrega. Mélanie L fuma, e porta i pantaloni la sera della prima. Il messaggio è lampante: “così sono se vi pare. E se anche non fosse, la cosa non mi tange”...
A qualcuno potrebbe suonare arrogante: ok, ti ha voluta Tarantino, ma tanta sicurezza, per una che fino a ieri conoscevano solo i francesi, non è un po’ azzardata? «Troppo sicura di me? Io non mi sento superiore agli altri, però sono stata molto amata. E se da piccola i tuoi genitori ti fanno sentire supportata e incentivata, ti cresce dentro la sensazione di potercela fare». E in effetti, avendocela davanti, non pensi proprio “oddio: quanto se la tira, la ragazza”... Melanie vive a Parigi ed è figlia di comunisti («ho lanciato i pomodori contro un corteo di destra e di Nicolas-Carla non me ne frega niente»). L’aereo, per lavoro, finora l’ha preso per distanze brevi: lo stesso Bastardi l’ha girato tra Parigi e Berlino. In curriculum ha una ventina di titoli, da Un ponte entre deux rives (1999) di GerardDepardieu, ai film della nuova nouvelle vague di Klapish e Audiard.
«A Hollywood penso poco. Questo è un mondo folle: mi sveglio e mi ripeto che sono umana... Continuo a prendere la metropolitana, ma poi c’è il battage pubblicitario, le luci, la stampa: mi dico sempre che è tutto finto, ma il difficile, se ci sei dentro, è crederlo. Anche per questo continuo a cucinare a casa, per gli amici, la mia specialità: fichi bolliti con asparagi e fave con parmigiano». Si definisce «di un autoritarismo naturale: sono un po’ tiranna, ma mi fermo appena mi accorgo di sovrappormi alla volontà degli altri». A Tarantino è bastato farle tre provini, più andarci a cena all’Hotel Bristol: «è stata un’esperienza lunare, io sapevo pochissimo l’inglese e non capivo il suo accento. All’inizio eravamo in centinaia, poi in una decina e alla fine eravamo rimaste in tre. Quando mi ha chiamata per dirmi che mi aveva scelta, ero in un sexy shop, con un vibratore in mano perché stavo per iniziare il corto porno che ho fatto, per Canal +».
Mélanie L è anche regista: ha vinto il Cesar 2007 come giovane attrice e la Palma per il miglior cortometraggio a Cannes 2008. Ha pure inciso un disco, a Woodstock e in Irlanda, con Damien Rice. «Voglio continuare a fare di tutto. Bastardi è la svolta. Non dimenticherò mai il set dove ogni attore parlava una lingua diversa che poi era quella del suo personaggio, e Brad Pitt con cui ho avuto una scena sola ma è bellissimo. Se ti faceva ripetere una scena Quentin ti sussurrava: “perché noi amiamo così tanto questo lavoro che la rifacciamo!”. Ogni mattina mi alzavo ancora prima della sveglia delle cinque. Ogni giovedì c’era il cineforum di Quentin. Vecchi film, ma non mi ha mai detto di scopiazzare Dietrich o Darrieux, ma di assorbirne lo spirito. Shosanna non è glamour come dovevano essere loro: lei è una vendicatrice pura ed è la rabbia, non la bellezza, che Quentin mi ha chiesto di mettere in scena».
Mentre si allontana sulle ballerine piatte piatte, ripenso a quando ha detto: «devo tutto a Obelix/Depardieu. A 14 anni andavo sul set di Asterix: ogni pomeriggio mi addormentavo sui prati. Una volta mi svegliai all’ombra della sua pancia. Mi chiese se volevo fare l’attrice, gli dissi che non lo sapevo perché mi piaceva la filosofia: mi diede il suo numero dicendomi di chiamarlo, se mi fossi decisa...».
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