Quindici tavole, un po' ingiallite, con alcuni schizzi a matita, rimaste per oltre sessant'anni chiuse in un cassetto. Raccontano la vita del set di un film mai portato a termine, e di cui restano l'unica testimonianza. Un film che segnava l'esordio cinematografico del loro autore, uno dei più grandi registi del Novecento: Federico Fellini. È il 1942. Fellini ha appena 22 anni, ed è tra gli sceneggiatori de “I Cavalieri del Deserto”, tratto dal romanzo di Emilio Salgari e prodotto dall'Alleanza cinematografica Italiana di Vittorio Mussolini. Alcune scene sono ambientate nel deserto e per realizzarle il set si trasferisce in Libia, a Tripoli. Ma Gino Talamo, il regista, resta ferito in un incidente stradale. Spinto dagli amici Guido Celano e Osvaldo Valenti, anch'essi nella troupe, Fellini assume la direzione delle scene. È il suo esordio dietro la macchina da presa. “Facemmo alcune scene nel deserto, molto di fantasia, con i cavalli e i cammelli” ricorda Celano. Fellini non si accontentò di girare su pellicola ma volle fermare su carta, con quello stile caricaturale che poi diventerà celebre, alcuni attimi della vita sul set. I Cavalieri del Deserto non verrà mai portato a termine. Le operazioni belliche sul fronte africano della Seconda Guerra Mondiale costringeranno la troupe ad un precipitoso e rocambolesco ritorno in Italia, durante il quale il girato andrà perduto. Di quell'esperienza restano solo questi quindici disegni, regalati da Fellini ad un membro della produzione ed esposte per la prima volta al pubblico a Milano durante la Ventesima Mostra del Libro Antico. L'unica testimonianza della prima volta del Maestro del cinema italiano.
Elvira Pollina
Mai visto Sandokan in tv, né una tigre della Malesia. (1844-1910) era solo contemporaneo di (1862-1911) e dipingeva gli stessi scenari che l?altro romanzava. Quaranta opere del pittore sono esposte fino al 9 maggio alla di Basel, in Svizzera. E come tra i cultori di Salgari c?è chi va spesso a
Rob Marshall, Nine è andato in scena per la prima volta a Broadway nel 1982. Perché trarne solo ora un film, che alla fine è un omaggio al grande vecchio cinema italiano, ma che per noi italiani ha qualche stereotipo di troppo? Il mio film è un canto d'amore alla Dolce vita! Girarlo a Roma, con