Regia Kathryn Bigelow, interpreti Jeremy Renner, Anthony Mackie, Brian Geraghty, Guy Pearce e Ralph Fiennes.
Astronauti? Disinfestatori? Palombari nel deserto? No. Soldati Usa, artificieri. In Iraq, a disinnescare bombe. Appena ieri. Forse oggi. A disinnescare kamikaze. Soldati, bombe, Iraq. Nient'altro. Non è un “film-di-guerra-di-americani-contro-irakeni”. I locali, amici o nemici, sono sempre alla finestra. A vedere se gli artificieri saltano in aria. Forse a sperare che saltino in aria. Forse a sperare di no. Non è mai chiaro. A 40 giorni alla rotazione (cambio) della Bravo Company, dopo che è morto un veterano, arriva un nuovo sergente che sembra andare diritto sulla morte. Si chiama come un padre della psicologia, William James (Jeremy Renner). Ha un curriculum di bombe disinnescate spaventoso. Non spiega perché ha questo modo di affrontare il pericolo. Non piace a tutti i suoi compagni il modo in cui lo fa. Più che un eroe sembra un artigiano esistenzialista. L'unica emozione che manifesta è sorda, passionale e ambigua. A un certo punto rischia di trasformarsi in giustiziere per un affare molto personale con un ragazzino locale il cui corpo forse è stato usato come contenitore di esplosivo. William James è confuso. Non ha idee chiare neanche su cosa ha lasciato a casa: moglie, figlio, giocattoli, affetti. Ma la vita civile lo annoia fino all'agoscia. Nel deserto ci sono volontari a basso stipendio, mercenari a caccia di taglie, imprecisati nemici in kefia. E tanta tensione. E il vero problema che sta a cuore a Kathryn Bigelow è che qualcuno non può fare a meno della tensione. Forse per scelta biologica. Si chiama, in altre parole, destino. O, come dice la citazione da Chris Edge in apertura, per alcuni la guerra è droga. È questo che ci fa capire che la regia è di una signora che predilige film con il titolo secco in due parole (Blue Steel, Near Dark, Point Break, Strange Days) e non di un sergente dei rangers. La tensione si misura sui timer e si taglia col coltello. Non è solo un film di guerra. Non cerca di spiegare la guerra. Non ha niente di eroico, emotivo, liberatorio. Potrebbe essere esplosivo. Da disinnescare?
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Marco Bacci
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