Non sono il primo esempio. E di certo non saranno l’ultimo. Blatta & Inesha, dj e produttori catanesi sono più famosi all’estero che in Italia. Dopo che The Bloody Beetroots e Crookers hanno preso il via verso lidi lontani e sono osannati in tutti i dancefloor del globo, il prossimo nome sulla lista è il loro. Il suono electro-house è la stesso, la voglia di suonare e divertirsi anche, non manca nei loro set persino una buona dose di attitudine punk.
Ma perché nei club di Parigi sanno già a memoria i vostri pezzi? E così negli Stati Uniti piuttosto che in Germania…
«Da noi non c’è una grandissima tradizione di clubbing e le radio non passano certo questo tipo di musica. Rimane un po’ tutto nell’underground mentre nel resto d’Europa viene dato un peso maggiore, anche economico, alla realtà electro».
Certo, Catania è un’eccezione di cui si parla sempre benissimo: potete confermare?
«E’ un’isola felice, una città universitaria molto viva. Da quattro anni organizziamo un appuntamento mensile che è diventato un piccolo evento imperdibile per gli affezionati: Mad in Sicily, ai Mercati Generali. Ogni volta ci sono almeno 1000-1500 persone. E non sono solo amanti della house o dell’electro, anche dell’hip-hop e dell’indie rock: il nostro modo di suonare un po’ violento va incontro a gusti differenti».
Vi divertite sempre ogni volta che suonate o, come succede con qualsiasi cosa, vi può capitare di annoiarvi?
«Certo ci può essere la serata meno esaltante, però, ultimamente troviamo sempre tanta gente veramente desiderosa di divertirsi. Ecco non ci possiamo proprio lamentare».
Tutti vogliono diventare dj. Come ci si può distinguere?
«Ormai tutti possono avere tutto in qualsiasi momento. Il dj non si distingue più perché ha trovato una chicca nel negozio particolare newyorkese, l’unica possibilità è che i dj siano anche produttori, suonino la loro musica e non siano soltanto dei juke-box. Noi lavoriamo tanto, produciamo un remix a settimana (uno dei prossimi su etichetta Kitsuné), quindi ogni volta abbiamo molti brani nostri da far sentire durante i set.
Sulla vostra pagina Facebook c’è scritto: «Blatta & Inesha sono fra i nomi di punta della nuova scena dance italiana: quella roba per cui i giornalisti, qualche dj e un pugno di strippati dicono: “Questo è il vero suono della scena underground!”, cioè cose che non significano niente ma suonano bene. In realtà sono solo due bravi ragazzi che amano sentire il groove che ti suona nella pancia.» È così? Vi interessa solo sentire il groove?
«No, in realtà vogliamo anche... arricchirci! (Ridono n.d.r.). Ma forse abbiamo sbagliato mestiere?».