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Madlib: prova a prendermi!

Cambia nome con la stessa velocità con cui compone, in giro per il mondo o sotto un palco. Ma qualcosa sta cambiando...

Cosa resterà degli anni zero? Nell’ambito della black music è facile fare un nome, ovvero quello di Otis Jackson Jr.

Più difficile è però ricordare tutti i suoi pseudonimi artistici: Quasimoto, The Beat Konducta, The Loop Digga, Yesterdays New Quintet. E a questi moniker vanno poi sommati i gruppi dei quali fa parte: Lootpack, Madvillain e Jaylib (duetto composto con il defunto Jay D, il produttore hip hop più talentuoso del decennio scorso).

Un modo di fare poliedrico e stacanovista insomma, noto ai più con le sembianze di Madlib, di sicuro il nickname più altisonante di Otis. Polistrumentista e dj, ma anche rapper e beat maker ha fatto la fortuna di una piccola label statunitense: la Stone Throw.

Il discografico Peanut Butter Wolf lo scopre poco dopo l’inizio degli anni ’90 e il loro percorso comune diviene inscindibile, tanto che la maggior parte dei dischi usciti per la label porta la firma di Madlib.

La storia di Madlib è legata alla musica a doppia mandata. Il padre è un cantante soul, che vanta trascorsi con David Axelrod e Tina Turner, e lui inizia infatti a frequentare gli studi di registrazione da bambino assieme ai genitori. Del resto anche sua madre lavora come songwriter, per non parlare dello zio, Jon Faddis, collaboratore fidato di Chrales Mingus e Roy Ayers.

Madlib cresce ascoltando e collezionando dischi, tanto che la sua collezione riempie più di un'intera stanza. Compone in continuazione e porta con sé gli attrezzi del mestiere anche in tour, non potendo rinunciare mai a dar sfogo alle proprie pulsioni artistiche e addirittura realizzando interi dischi all’interno delle camere d’albergo (come nel caso di Madvillain).

Ma ciò che più stupisce è la sua crudezza nel comporre, adoperando sintetizzatori e camiponatori in maniera ruvida e improvvisata (e del resto dichiara di “voler dimostrare che si può produrre senza dover puntare sulla tecnologia”).

La genialità ha un’indole jazz e con il progetto Yesterdays New Quintet, infatti, mette da parte il campionatore e si dedica agli strumenti veri e propri, inventando e impersonando ben 5 musicisti che ha in serbo di far debuttare come solisti uno per volta, come nel caso dell'immaginario bassista Monk Hughes, che ha già pubblicato il suo “Monk Hughes &The Outer Realms”.

E che dire della rilettura che Madlib compie del catalogo della monumentale Blue Note? Basta ascoltare “Shades Of Blue” per comprendere con che animo il dj sia riuscito a catapultare nel 2000 il repertorio degli anni 70 che la storica jazz label gli ha messo a disposizione. L’ultima fatica di Otis Jackson Jr., fresca di stampa, porta il suo nome e forse chiude un’era. Un nuovo decennio sta iniziando…

Stefano Cuzzocrea
mercoledi 14.09.09 18.53
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