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Home > Hot > Musica > I Coldplay? Boh! Però...

Arrivano in concerto

I Coldplay? Boh! Però...

La critica non li ama, qualcuno li accusa di copiare gli U2 (e altri...). E il nostro esperto di musica che cosa dice? “È tutto vero! Ma se li ascolti ti acchiappano e non ti mollano più”

Sono stati primi in classifica in 28 Paesi contemporaneamente. Hanno ottenuto un numero impressionante di copertine. Manco fossero gli U2. Ai quali peraltro la critica li ha accostati con insistenza, accusandoli in più di un’occasione di plagio.
A due mesi dall’uscita di Viva la vida or death and all his friends, dopo averlo ascoltato con attenzione e averli visti a New York, mi sia permesso rispondere con un poderoso “boh!”. Difficile dare torto a chi sostiene che talvolta la chitarra di Buckland è identica a quella di The Edge. O a chi dice che almeno un paio di brani “suonano” terribilmente U2.
Ma allora bisognerebbe anche aggiungere che le chitarre di Violet Hill sono “alla Radiohead”, che certi violini ricordano i Beatles, che il mood di Yes! è un mix tra Oasis, Radiohead e My Bloody Valentine. Tutto vero.
Ma è vero che se uno infila Viva la vida nel cd non smette più di ascoltarlo. Forse non è un capolavoro, ma brani come Cemeteries of London, Yes!, Viva la vida e Strawberry swing ti acchiappano e non ti mollano più.

Loro non si nascondono. Ammette Chris Martin: «siamo influenzati da tutto quello che ci succede intorno. Però “rubiamo” qualcosa a personaggi così diversi che andarli a scovare diventa complicato».
Ovviamente nelle sue parole c’è un po’ di ironia, ma soltanto un po’. Il “secondo” disco d’esordio, perché nonostante gli oltre 30 milioni di dischi venduti e l’essere stati la prima band inglese dopo 10 anni a irrompere direttamente al primo posto nelle charts Usa, lui continua a volare basso. Forse memore di quel pesantissimo attacco del New York Times che li definì “la band più insopportabile del decennio”.
«Il nostro umore finì sotto i tacchi», dice. «Ma superata la botta, quella critica ci aiutò parecchio. X&y l’avevamo inciso sotto forti pressioni della Emi. Questa volta invece ci siamo presi il tempo di cui avevamo bisogno».
Fondamentale è stata la scelta del produttore. Racconta chris: «eravamo in crisi, anche i nostri rapporti personali andavano a rotoli. Non ci parlavamo quasi più. Brian Eno ci ha ridato la carica, eccitazione, vita, pazzia, sessualità. È stato un po’ come incidere un secondo disco d’esordio».
Aggiunge Eno: «le prime registrazioni del disco erano troppo piene di suoni. Così li ho portati in un ristorante italiano e ho mostrato loro le cucine. Nella cucina italiana nulla cuoce troppo a lungo sulla fiamma. Viene data molta enfasi alla materia prima con cui si lavora».

Ora tutti i problemi sono stati superati. Liberi tutti l’armonia regna sovrana e Chris giura che non riesce a pensare a una carriera senza Coldplay: «sono terrorizzato che mi chiedano di fare un disco solista o che qualcuno della band se ne vada». Chris ha un aspetto pacioso, gli occhi scintillano quando esprime con passione i suoi pensieri con un balbettio alla Hugh Grant.
Non ci tiene a giocare alla rockstar: «alcuni sono convinti che il rock sia una questione di eccessi: coca, sesso sfrenato... per me la vera essenza del rock’n’roll è la libertà: ognuno deve essere libero di essere se stesso, deve essere fedele a ciò in cui crede, senza farsi abbagliare dagli stereotipi». Lui e i suoi compagni sono persone “normali” con cui passare una serata al pub bevendo una birra.
La migliore è Amy (Winehouse)a dar retta a Guy Berryman, il bassista, «Chris è uno straordinario mix di panico, preoccupazione, insicurezze, fiducia nei propri mezzi, isteria e divertimento». Lui si racconta senza problemi. Recentemente ha perfino rivelato che da ragazzo era convinto di essere gay: «ho avuto una rigida educazione cristiana, ogni cosa legata al mondo femminile era tabù. Infatti ho fatto sesso per la prima volta a 21 anni».
Si infastidisce solo a domande su sua moglie Gwyneth Paltrow e sui figli. Di qualsiasi altra cosa parla a ruota libera: «sono golosissimo, specie di cioccolata. Ma grazie allo yoga mi mantengo in forma. Prima ogni tanto giocavo a golf, ma ora quel tempo preferisco dedicarlo ai figli».
Le sue band favorite «sono gli Arcade Fire e i Sigur Rós. Mi piacciono anche i Ting Tings e credo che la miglior cantante in circolazione sia Amy Winehouse: è la più brava che abbia mai sentito in vita mia, a parte Beyoncé».
Parla pure di politica: «tifo apertamente per Barack Obama. Credo che se dovesse diventare presidente la gente riacquisterebbe un po’ di ottimismo, e ne guadagnerebbe l’immagine degli Stati Uniti, offuscata da anni di errori madornali… Il presidente degli Usa è così importante per i destini del mondo che dovrebbe essere eletto dall’intera umanità. So che è utopia, ma qualche volta sognare fa bene».

I Coldplay in 6 date

1996. Alla festa delle matricole dell’University College di Londra Chris Martin conosce Johnny Buckland, aspirante chitarrista. L’anno dopo, assieme al bassista Guy Berryman, fondano un gruppo

1998. Ai tre si unisce il batterista Will Champion. Poco tempo dopo diventeranno Coldplay. Incidono un ep, Brothers & Sisters, per una piccola etichetta londinese

2000. Passati alla Emi, pubblicano l’album d’esordio, Parachutes: un successo clamoroso

2002. Bissano il successo con A rush of blood to the head
2005.X&y viene criticato ma vende otto milioni di copie, facendoli arrivare ai vertici assoluti delle charts a stelle e strisce

2008. Pubblicano l’attesissimo Viva la vida or death and all his friends: il successo è immediato

mercoledi 14.09.09 18.53
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