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Jimi Hendrix - Il mito

Mio figlio il ribelle. «Già a 14 anni dava segni d’insofferenza e scappò di casa: doveva sentirsi libero». Così parlò il papà di Jimi. Al nostro Poggini

Da ragazzino ero un grande fan di Hendrix. Mi piaceva a tal punto che un amico mi chiamava “Jimi”. Tutte le domeniche mattina davanti al juke box del mitico bar Luciano di Chiavari ci illudevamo di essere lui: il mio amico Dino faceva finta di tenere in mano un microfono (in realtà era una bottiglietta), e io trasformavo una scopa in chitarra. Che quella vera fosse una Stratocaster l’avrei scoperto solo tempo dopo. Come tutti i fan, fantasticavamo di conoscere il nostro idolo. Invece lui ha avuto la bizzarra idea di andarsene molto prima che io iniziassi a scrivere sui giornali, e quell’incontro non è mai avvenuto. Ma il destino parecchi anni dopo mi offrì una parziale ricompensa. Nel gennaio 1994 Maxmi spedì a Seattle per un reportage sulla città e sul grunge. Andai in pellegrinaggio sulla tomba di Hendrix, sepolto al Greenwood Cemetery di Renton. Tornando in albergo, la coppia che mi aveva accompagnato mi chiese se volevo conoscere il papà di Jimi. Gli risposi di sì, ovviamente, e organizzarono l’incontro, appuntamento il giorno successivo alle cinque del pomeriggio. Ricordo tutto come fosse ieri. Mr. Al Hendrix aprì la porta della sua modesta villetta semiperiferica indossando una felpa blu con stampata la scritta Dad’s stars (le stelle di papà), un regalo dei nipoti. Nonostante una salute piuttosto malmessa, riusciva ancora a entusiasmarsi per piccoli dettagli come questo. E ancora di più si entusiasmava a raccontare aneddoti sul figlio più celebre. Si teneva in contatto con fan sparsi in tutto il mondo. «Parlare con loro è un modo per farlo rivivere un po’», mi disse.
1. L’UOMO DI SEATTLE.
James Marshall Hendrix è nato il 27 novembre 1942 a Seattle. È morto il 18 settembre 1970 a Londra, soffocato nel sonno dal vomito dopo un micidiale cocktail di droghe e farmaci.
2. DA COLLEZIONE.
Hendrix al Fillmore West a San Francisco nel 1968. La maggior parte di queste foto sono tratte da Classic Hendrix, edito dalla Genesis Publications di Londra. Contiene 250 foto, molte inedite: la versione “regular” costa 250 sterline, quella “deluxe” 395 e si può ordinare su www.genesis-publications.com
3. DA COLLEZIONE.
È con Noel Redding e Mitch Mitchell, bassista e batterista del suo gruppo, gli Experience.
4. DI TUTTO DI PIÙ.
Jimi ha vissuto poco (28 anni) e inciso solo quattro album. Ma dopo la sua morte, sono usciti oltre 200 dischi: nastri incompleti, bozze, live, provini, registrazioni tra amici. Un vero e proprio sciacallaggio. «La domanda più frequente riguarda la prima chitarra che ha posseduto. Una chitarra acustica che acquistò per cinque dollari a 16 anni da un mio amico. Purtroppo oggi non esiste più: gli fu rubata un anno dopo durante un’esibizione al Birdland, uno dei locali in cui si fece le ossa». In casa Al aveva un sacco di attestati e trofei: alcuni dischi d’oro appesi alle pareti, fotografie, poster d’annata e il Grammy che Jimi ha ottenuto soltanto nel 1993, “alla memoria”. La collezione di chitarre e nastri con registrazioni inedite, invece, l’aveva messa al sicuro una banca, dopo che i ladri gli avevano svaligiato l’abitazione. Era felice perché si stava concretizzando l’idea di aprire a Seattle un museo dedicato a suo figlio (lo avrebbero inaugurato nel 2000). «Quando me ne parlarono per la prima volta detti subito il mio assenso», mi disse. «Penso sia vergognoso che dalla sua città natale Jimi abbia avuto soltanto omaggi poco rispettosi». Si riferiva al monumento dedicatogli dalle autorità locali, che tra l’altro commisero un “errore” da molti considerato di cattivo gusto: era stato infatti posizionato nel Woodland Park Zoo, nella zona della savana africana. Accostamento giudicato razzista dalla comunità degli African-American. È noto che Jimi con Seattle non ha mai avuto un buon rapporto. Se fosse stata rispettata la sua volontà, le sue spoglie non sarebbero state sepolte a Renton, una ventina di km a sud di Seattle. Mi raccontò Mr. Al: «Seattle era una città molto provinciale, non accettava novità. Già a 14 anni mio figlio cominciò a dare segni di insofferenza e scappò anche di casa. A 19 anni venne arrestato due volte in pochi giorni per aver guidato senza patente». Solo tre settimane dopo fece richiesta per arruolarsi nell’esercito. Da quel momento a Seattle è tornato pochissime volte. Rari sono stati anche i contatti con i familiari: una lettera di tanto in tanto, qualche telefonata imbarazzata. «A essere onesto», mi disse suo padre, «con Jimi c’erano state diverse incomprensioni. Però è falso, come ha scritto qualcuno poco informato, che lui odiasse la sua famiglia, a cominciare da me. La verità è più complicata: lui aveva bisogno di libertà, quindi cercava di sfuggire qualsiasi legame». All’epoca del nostro incontro, papà Hendrix non faceva certo la fame, ma non viveva nemmeno come Briatore. Avrebbe potuto essere milionario, il tribunale l’aveva nominato unico erede, ma pochi mesi dopo la morte del figlio aveva firmato un contratto con la Aye Ltd, società posseduta da Leo Branton, accettando un vitalizio annuo di 50 mila dollari. Una miseria, se si pensa che nel 1994 il patrimonio lasciato da Jimi era stato valutato intorno ai 40 milioni di dollari. Ma proprio in quel periodo Mr. Hendrix e sua figlia Janie fecero causa a Branton, e il tribunale dette loro ragione. Quei soldi, Al, non se li è goduti un granché: i suoi problemi di salute sono progressivamente peggiorati, e il 17 aprile 2002 è passato a miglior vita nella sua casa di Seattle. Aveva 82 anni.

BIOGRAFIA DI UN MITO
È il 23 ottobre 1966 quando la Jimi Hendrix Experience registra le prime due canzoni, Hey Joee Stone free, al De Lane Lea Studios di Londra. Nel febbraio del 1967 il disco è già nelle top five britanniche, ma la storia di Hey Joe è molto più complicata. Ne sa qualcosa Jan Marius Franzen, fanatico curatore del sito www.heyjoe.orgche ha contato ed elencato oltre 1.000 versioni diverse del brano. Se, però, vi interessa la vera storia di Jimi, non perdete la biografia di Charles R. Cross, che un anno fa ha scandalizzato gli americani (sostiene che Hendrix fosse gay): esce a giorni in Italia con il titolo La stanza degli specchi (Kowalski). (M.F.)

mercoledi 14.09.09 18.53
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