Un mondo dove tutto è offerto - e controllato - da Google. Forse un giorno ci arriveremo, intanto Filippo Minelli, artista bresciano di 26 anni, ha giocato su questa suggestione per creare dei piccoli capolavori. Da un anno ormai attacca il logo di Google nei posti dove mai ti aspetteresti di trovarlo e scatta una foto. “Ho cominciato per scherzo, prendendo in giro la produttività dei laboratori di Mountain Views, capaci di sfornare continuamente nuovi servizi” ricorda Filippo, che modifica di volta il volta il marchio di Big G, immaginando i nomi di fantomatiche applicazioni “powered by Google”. Filippo viaggia spesso da un paese all'altro per lavoro: «Ovunque vada non mi lascio sfuggire l'occasione di attaccare il logo, in posti dove crea un effetto particolare, direi quasi di straniamento». Sulla muraglia cinese, nei vagoni della metropolitana di Bilbao, tra i banchi della cattedrale di Notre Dame a Parigi, sulle condutture di un gasdotto di Ulaan Bataar, in Mongolia. Filippo, che ha iniziato i graffiti per le vie di Brescia, oggi è uno dei pochi che riesce a mantenersi con la sua arte. Riesce ad esporre in suoi lavori, raccolti sul suo portfolio online, in gallerie italiane e straniere. Quelli su Google gli hanno regalato un'inaspettata notorietà sul web. Il motivo? Filippo se lo spiega così.“Accostando un marchio come quello di Google a contesti e situazioni che nulla hanno a che vedere con la realtà virtuale è un modo per far vedere la contraddizione di chi vive Internet come se fosse il mondo reale. Una contraddizione che evidentemente provano in molti”.
Elvira Pollina