Araki Nobuyoshi è il fotografo giapponese più celebrato e conosciuto nel suo Paese e nel mondo. È anche uno dei più controversi ed enigmatici fotografi del nostro tempo.
Nato a Tokyo nel 1940, ha al suo attivo oltre 400 pubblicazioni tra cataloghi, monografie, mostre in musei e gallerie internazionali. E Arakimentari, un documentario sul suo lavoro da lui stesso prodotto in collaborazione con Taka Ishii, la sua galleria di Tokyo.
Araki indaga l’eros nelle sue mille espressioni, spesso in modo provocatorio, quasi ai limiti della pornografia.
In Italia è conosciuto e apprezzato soprattutto per le foto di bondage o kinbaku, in cui ritrae malinconiche bellezze giapponesi in sontuosi abiti da geishe completamente nude o semivestite, legate strette con corde avvolgenti come reti. Sono appese ai soffitti, distese sui tatami, o ritratte in camere d’albergo (i famosi Love Hotel) magari dopo aver fatto l’amore proprio con lui.
Ma per Araki questa è solo una parte della ricerca: il suo obiettivo cattura tutto ciò che è vita e anche tutto ciò che non permane, o si trasforma nel tempo: come i suoi fiori, sensuali e potenti tanto quanto la bellezza delle sue donne in kimono; le strade della sua città, affollate e caotiche, o i suoi vicoli stretti, silenziosi e deserti; il suo gatto Chiro; i cieli di Tokyo solcati da nubi o da tramonti struggenti.
Eros e thanatos: due facce di una stessa medaglia.
La morte, nel '90, gli ha portato via la moglie Yoko, amica, amante, modella e complice della sua vita e del suo lavoro. Anche Araki è stato operato di recente dello stesso male, ma la malattia non è riuscita ad intaccarne la vitalità e l’incredibile senso dell’umorismo che fanno di lui un personaggio vulcanico e capace di grandi profondità.
Così dopo la morte è tornato l’amore.
Dopo Yuko è arrivata Kaori.
Lo intervisto nel suo bar preferito, all’8° piano di un grande edificio nella caotica Shinjuko, talmente piccolo che ci si sta appena. La situazione è intima, diretta, familiare. Il locale è tappezzato di sue polaroid, ritratti per la maggior parte di donne, che sono state qui e che lui ha voluto immortalare. Ha i capelli bianchi ma per il resto sembra che il tempo si sia fermato. Con lui c’è una sua modella e amica, che spesso ho visto ritratta nelle sue foto.
Poco dopo entra Kaori.
«Ecco la mia musa!», dice.
Mi guarda ridendo e ordina un whisky con ghiaccio. Non dovrebbe esagerare col bere, ma lui se ne infischia.
Kaori si siede al suo fianco, silenziosa e composta, gli tiene la mano e gioca con le sue dita. Ha tagliato i capelli cortissimi, forse per solidarietà con la malattia del maestro e amante, ma non è meno bella per questo.
Araki la indica e poi mi dice: «Adesso mi piacciono anche i ragazzini come vedi...».
Adora i doppi sensi, lo divertono da morire, e in giapponese le parole hanno significati diversi a seconda di come vengono pronunciate. Non è facile tradurre ma ci proviamo...
Arakisan, perché leghi le donne, visto che le ami così tanto?
«Cosa si fa coi criminali? Si legano, no? Io faccio lo stesso per sentirmi al sicuro».
Allora hai paura di loro?
«Non farebbe lo stesso anche un uomo italiano se fosse perdutamente innamorato di una donna? La vorrebbe tutta per sé e se potesse la legherebbe...».
È facile legare fisicamente una donna, ma non mentalmente...
Scoppia a ridere a crepapelle...
«A parte gli scherzi, quando faccio il kinbaku a una donna, instauro con lei una relazione molto intima, soprattutto se non la conosco ancora. È la trasformazione che mi affascina, sia quella fisica, del corpo, che quella del rapporto interpersonale, l’intimità che si crea. In più non mi piace scattare troppo da vicino. Quando si è troppo vicini non riesci a vedere bene. Tenere la distanza aiuta a conoscersi meglio. Faccio così anche coi miei fiori. Con la fotografia mi rendo interprete della vita e delle donne».
Nella cultura giapponese ricorre spesso l’immagine della shojio, la ragazzina non ancora donna ma non più bambina. Tu l’hai rappresentata tantissimo...
«È lo stadio più affascinante e anche il più malinconico. L’infanzia è ormai finita ma nell’adolescenza si schiudono i primi misteri dell’eros. Non posso pubblicare queste foto perché sarei tacciato di pedofilia, ma sono stupende ed è stato bellissimo poterle scattare».
Sei il fotografo con più pubblicazioni al mondo! Perché tutti questi libri? «Quando fotografo, è come se avessi già fatto il libro. È una necessità. È come se fosse già sulla carta. È importante per me, per le mie modelle... e per i miei collezionisti naturalmente».
È come se volessi preservare nei libri il tuo immenso archivio fotografico?
«Non me ne frega niente di preservare. Per me può scomparire tutto. Anche i libri devono essere vissuti, consumati, maneggiati. Un po’ come le polaroid che piano piano si modificano nei colori, fino a svanire».
Fa tirar fuori da un armadio la sua macchina polaroid e la sua Leica. Vuole farmi un ritratto. E poi “appendermi” insieme alle altre, proprio lì, nel suo bar preferito. Come resistergli? Anzi, questo per me è un privilegio! Mentre scatta ride, parla, mi fa sentire a mio agio davanti all’obiettivo. Siamo diventati intimi in pochi scatti.
«Voglio essere intervistato solo dalle donne. Le amo troppo. Il mondo senza di voi non esisterebbe», aggiunge.
Si è fatto tardi per lui. Mi dicono che si è fermato più del solito. La sua salute non glielo consente. Mi saluta con un abbraccio. Appena la porta si chiude alle sue spalle sento già il vuoto della sua assenza. La folla di Shinyuko sembra averlo già inghiottito.
Del resto siamo a Tokyo, in un attimo torni a essere formica...
ARAKI TRA LIBRI E MOSTRE
Il mio cielo privato
«Ecco il mio libro postumo», ha detto Araki di 2THESKY my Ender, il suo ultimo lavoro pubblicato dall’editore giapponese Shinchoscha. Postumo perché “oltre”, lontano dalla carne e vicino al cielo, che Araki immortala in tutte le sue cupezze. Per chi ama l’Araki erotico, altre due proposte: Stern fotografie portfolio 56: Araki! (TeNeues) e Araki, pubblicato da Taschen (2.500 euro, copie autografate in edizione limitata).
A Tokyo
Contemporaneamente all’uscita del volume, la Taka Ishii Gallery di Tokyo organizza una personale dedicata agli scatti di 2THESKY. In rigoroso bianco e nero, arricchite di collage, dipinti ed elementi calligrafici e ideografici.
Milano-tokyo
Prosegue intanto il gemellaggio artistico tra Milano e il Giappone. Fino al 31 gennaio Palazzo Reale ospita Arte ed Eros nel Giappone del Periodo Edo, mentre al Castello Sforzesco va in scena il mito moderno della Madama Butterfly (That’s Butterfly, fino al 10). Sempre a Palazzo Reale, fino all’8 marzo, Giappone. Potere e splendore 1568-1868.
NOBUYOSHI ARAKI IDENTIKIT
Minuscolo di statura e sorridente come un manga, Nobuyoshi Araki, 70 anni
il 25 maggio, è uno dei maestri della fotografia erotica contemporanea. Venerato tra gli altri da Lady Gaga e Björk (la cover di un suo disco è opera proprio di Araki), ha pubblicato quasi 400 libri e lavorato per le più importanti riviste del mondo. Cultore del genere bondage, arrestato più volte in Giappone per oscenità, nella prolifica carriera ha girato anche un film porno, High School Girl Fake Diary. Vedovo, ha dedicato all’amata moglie Yoko due dei suoi libri più intesi (Sentimental Journey e Winter Journey). Le sue opere sono esposte, tra l’altro, alla Tate Modern di Londra e al San Francisco Museum of modern art.
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Michela Scotti
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