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Araki, satiro felice

Faccia simpatica, espressione sfacciata: non amarlo è impossibile

La scoperta del corpo e del sesso è, nella cultura giapponese, fatto piuttosto recente. Nel capolavoro cinematografico dell’erotismo, La chiave, diretto da Kon Hichikawa nel 1959, da cui Tinto Brass ha tratto il celebre remake, è tutto un gioco di lenzuola e cuscini per celare seni e genitali. Allo stesso modo nei primi Manga di contenuto hard la censura impediva l’eccesso di realismo. Nonostante le acrobazie esplicite dei ragazzini dagli occhi a mandorla, la morale era dunque salva.
L’arrivo di Nobuyoshi Araki nel mondo dell’arte del Sol Levante ha avuto un effetto dirompente, come quando decenni di rimosso escono improvvisamente alla luce del sole. Nato nel 1940, Araki è un fotografo divoratore di figure femminili e instancabile reporter della sua città. La donna e Tokyo sono assolute protagoniste di un racconto che si spande in centinaia di migliaia di scatti - polaroid, bianchi e neri, pellicole ritoccate a mano - pubblicati in decine di volumi che gli amanti della fotografia e dell’art-sex considerano irrinunciabili.
In perenne equilibrio tra tradizione e innovazione, in un teatro dove si scontrano passato e presente, le sue ragazze posano disinibite: si offrono nude in pose che lasciano poco all’immaginazione, si accarezzano vogliose, giocano a master and servant tra bondage (rigorosamente in costume antico) e piacevoli strumenti di tortura, si titillano usando Godzilla come fosse un sex toy. Lo sguardo dell’obiettivo coincide con il nostro e loro si esibiscono compiacenti e complici dei nostri desideri.
Occhiali scuri anche di notte, baffetti e pochi capelli arruffati, Araki porta in giro una divertente espressione da satiro, talmente sfacciata che non è possibile rimproveragli nulla.
Infatti qualsiasi ragazza è disposta a spogliarsi e fare la porcella davanti alla sua macchina fotografica. Per amore dell’arte e per predisposizione naturale a soddisfare il voyeurismo. È questo lo stile che lo ha reso celebre in tutto il mondo; ma c’è un Araki meno conosciuto e romantico, che racconta la storia del rapporto con la moglie, dal matrimonio alla stanza da letto, dalla quotidianità alla malattia di lei, fino alla morte e alla solitudine. Un diario intimo e struggente, riflessione sul tempo che fugge insieme alla gioventù. Unico antidoto, continuare ad amare la bellezza del corpo femminile, inseguire l’attrazione sessuale, appagando il desiderio attraverso lo sguardo.
Sullo sfondo c’è sempre Tokyo, paesaggio brulicante di persone, volti, espressioni, case, grattacieli. Una metropoli che cambia di continuo, dove tutto corre rapidamente, dove è facile sentirsi soli nonostante l’energia di un futuro che è già arrivato.

Luca Beatrice
mercoledi 14.09.09 18.53
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