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Mostre

Come ti fotografo il rock

Foto e video e cover e dischi di una stagione ormai mitica

Who Shot Rock & Roll, rassegna fotografica realizzata dal Brooklyn Museum di New York, presenta fino al 31 gennaio 200 foto di reporter musicali, scattate dal 1955 a oggi. Oltre a ritratti di star e alle scene di leggendari concerti, sono esposti anche video e covers degli album più famosi: per esempio il primo disco inciso da Elvis Presley (1935-1977). C'è persino una foto di Philip Townsend che ritrae i Rolling Stones, subito dopo la firma del primo contratto (1963). È una mostra sul tema che valorizza i fotografi. C'è sempre stato tra musicisti e reporter uno scambio reciproco che ha nutrito il successo di entrambi. Fortuna vissuta e bruciata, nel giro di pochi anni ai vertici della scena, vedi: Jimi Hendrix (1942-1970) , Jim Morrison (1943-1971) , Janis Joplin (1943-1970)… O successo tutt'altro che in declino, per esempio: Mick Jagger (1943), Sir Paul McCartney (1942), o una vulcanica settantenne qual è Tina Turner (1939). Henry Diltz la ritrae nel 1985: Tina è gioia, sesso e passione allo stato puro. La rassegna pizzica tutte le corde del Rock e racconta la storia di chi s'è affermato più di recante, non solo i maestri. Un video completa la panoramica delle foto pubblicate. Ecco allora scatti rubati dietro le quinte del palcoscenico: Kurt Crying, Seattle 1990. Un ritratto di Frank Zappa con i codini e lo sguardo ipnotico. Un poco credibile Elton John - parlo del presente - che volteggia sopra il pianoforte (1973). Si guardi The Ramones, di Ian Dickson (1977), con il pubblico in delirio, erotizzato dal chitarrista. Amy Winehouse, nel 2007, abbozza la stessa pulsione, si fa per dire, in privato. Più concettuale, ma raffinato quanto l'estro creativo, il ritratto dei Radiohead. Iam Tilton rivela i segreti dei reportage musicali. Riassumo: oggi riprendi un concerto e, quando ti va bene, pretendono le foto alla fine del terzo brano. Negli anni '80-'90 fotografavo l'intero set. “Credete che avrei ritratto Kurt Cobain, mentre fracassa la chitarra, dopo i primi tre numeri?”, scrive a Gail Buckland, che ha curato la mostra .

Guido Russi
mercoledi 14.09.09 18.53
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