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cover boys

Mauro e Mirco: i fratelli del rugby

In Francia sono delle divinità. Da noi, le nuove bandiere del rugby azzurro

Alla fine, ho visto la coppia dei dieux su una tela gigantesca. Perché Mauro e Mirco Bergamasco (dieux du Stade, così i tifosi dello Stade français, squadra per cui giocano dal 2003, chiamano i loro giocatori), rugbisti cover boys di Max, sono gloriosamente finiti su un’opera di Gianluca Miniaci, artista che ritrae amici come Pete Doherty: nudi su fondo rosa, senza occhi e distinguibili solo dal colore dei capelli.

È probabile che i dieux finiranno esposti a Parigi in concomitanza con Francia-Italia del 14 marzo, come da calendario del Sei nazioni 2010. La pratica torneo è aperta e subito chiusa da Mauro: «Siamo concentratissimi». AggiungeMirco: «Lavoriamo sodo e vorremmo vincere sempre. Francia e Irlanda hanno i risultati migliori, ma non c’è una squadra da battere!».
Vedersi dentro un’opera d’arte ai nostri dieux è piaciuto molto. Lo dice Federica: lei li conosce da sempre, ne cura l’immagine e il marchio 2mb, nato stilizzando le iniziali della firma di Mauro. La notizia è che 2mb lo vedremo cucito sulla nuovissima linea casual-sportiva di Adidas.

Il vero incontro è stato nel ristorante di un mega-centro commerciale. Il tempo di pranzare (i dieux si cibano di mozzarella, prosciutto, carne, pane, verdure) e di vedere Mauro idolatrato da una famigliola, ed eccoci in una saletta riunioni di Adidas: la sottoscritta, a sinistra i 100 chili di Mauro (anni: 30; altezza: 1,83), a destra i 90 di Mirco (anni: 27 il 23 febbraio; altezza 1,81), di fronte Federica. In sette anni parigini, hanno imparato il francese senza perdere l’accento padovano: Mauro risponde per primo e spesso anche per Mirco, che conferma e allunga qualche correzione. «Loro non litigano: battibeccano», dice Federica.

Parte Mauro:«In casa faccio io da mangiare. Organizzo cene per i compagni: l’ultima volta ho preparato pasta e fagioli, qualcuno ha portato fichi secchi e foie-gras, c’erano patate al forno e filetto al sangue».
Mirco:«All’inizio stavamo in affitto, ma 2.000 euro erano tanti. Nel loft, che abbiamo preso in comproprietà, siamo entrati con 14 mesi di ritardo. È nella zona degli stadi. La nostra settimana tipo? Sabato partita; domenica riposo o torni dalla trasferta; lunedì vedi la partita precedente, fai palestra e allenamenti in campo; martedì palestra, tecnica individuale, allenamento duro, visione della rivale successiva; mercoledì riposo; giovedì studio della squadra avversaria; venerdì seduta e poi partenza, o pomeriggio libero. La stagione comincia a fine luglio, in Francia hanno due settimane di pausa, tra novembre e febbraio. Ma c’è la nazionale, e così sei libero solo tra fine giugno e luglio».

Era questa la vita che sognavate? Avete detto che anche vostro padre giocava e vi siete sentiti obbligati a fare rugby...
Mirco: «Mai detto».
Mauro: «Non siamo mai stati obbligati, punto. Per scherzo un amico scrisse che se non avessimo giocato a rugby, mio padre ci avrebbe rotto le gambe: quelli non dell’ambiente lo presero sul serio. In realtà ci disse: “ragazzi, fate quel che volete”. Abbiamo negoziato: il rugby e un altro sport. Per sei mesi abbiamo fatto un corso propedeutico alla ginnastica artistica».

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Antonella Catena - Foto di Giampaolo Vimercati
mercoledi 14.09.09 18.53
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