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Dipendenze

Occhio, il gioco non è un gioco...

Esiste anche un programma terapeutico di recupero

“Non giocate mai se siete stanchi, depressi o ammalati”. “Utilizzate solo le somme di denaro che avete destinato al tempo libero e al divertimento”. “Definite prima l’importo massimo che volete giocare”. “Lasciate a casa le carte di credito”. “Non cercate di rivincere ciò che avete perso…”. A dispensare questi preziosi consigli non è l’esercito della salvezza ma una campagna di prevenzione del “gioco patologico” lanciata in grande stile dal Casinò di Lugano, cioè uno di quei luoghi dove il gioco d’azzardo, se praticato senza le dovute precauzioni, si può trasformare in dipendenza, disastro familiare ed economico. Per scongiurare questa evenienza, oggi i croupier seguono veri e propri corsi di formazione: servono a riconoscere i sintomi della malattia e a trattare i clienti a rischio. Quelli decisamente patologici vengono allontanati dai tavoli da gioco e inseriti in programmi terapeutici di recupero. Per tutti c’è anche un telefono amico e un utile opuscolo dal titolo “Responsabile del mio gioco”. Filantropia o realpolitik? Dopotutto i clienti è meglio tenerseli cari e in salute il più a lungo possibile…

Paolo Crespi
mercoledi 14.09.09 18.53
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