“Meglio vedere”. Un giocatore di poker controlla sovente le carte degli avversari e dice, sgamato, frasi di questo tipo. Poi perde la mano, non capisce il perchè… ma la verifica ci voleva! Quello diAlan Rankle(1952) e Kirsten Reynolds (1968), è un gioco pittorico.
I due britannici espongono fino al 13 marzo alla Fondazione Stelline, a Milano. Perché controllare dal vero i trucchi di un artista? Chi vedesse, prima di andare in perlustrazione, le foto di scena preliminari – quelle pubblicate qui sopra o su altri giornali – proverebbe in contemporanea attrazione e rifiuto. Come mai? La repulsione s’accompagna a un gusto, “pacchiano”, del paesaggio ritratto in stile primo Ottocento (Rankle). Il fascino si nasconde invece nei guizzi di luce (Reynolds) che scrivono sul fogliame, la sera. La Reynolds – come i writers, suppongo – scrive nell’aria perché, dovunque si vada, non c’è uno spicchio di muro, vuoto, neanche a pagarlo oro! Dalla memoria riemerge un’immagine di Pablo Picasso (1881-1973) che già nel 1949 faceva lo stesso.
La foto, scattata da Gjon Mili (1904-1984) divenne una cover di LIFE. Memoria a parte, solo dal vero, si realizza l’abilità con la quale la Reynolds sappia scrivere con fili dinamici di colore, su alcune tele dipinte dal collega. Purtroppo un’osservazione diretta, ce ne mostra le acrobazie, senza svelarne i segreti. E’ difficile intuire come abbia tracciato quei filamenti precisi, che s’annodano senza sbavare. Gocciola il colore, dall’alto, mentre fa complicate evoluzioni? Può darsi. Di Rankle sorprende invece l’estro pittorico con il quale rievoca stereotipi del paesaggio romantico in stile Constable (1776-1837), o che ricordano Turner (1775-1851). Il segreto, non da poco, è che un “giovane” artista inglese vada alla London National Gallery, piazzi il cavalletto accanto a un capolavoro e lo copi per qualche mese. Lì sta il mestiere. E si vede. Mestiere e bravura che la Reynolds trasforma in performance straordinarie quando “suona la luce” (video), assieme ai Bow Gamelan.
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