Mai visto Sandokan in tv, né una tigre della Malesia. Henri Rousseau(1844-1910) era solo contemporaneo di Emilio Salgari(1862-1911) e dipingeva gli stessi scenari che l’altro romanzava. Quaranta opere del pittore sono esposte fino al 9 maggio alla Fondation Beyeler di Basel, in Svizzera. E come tra i cultori di Salgari c’è chi va spesso a Mompracem, qualcuno azzarda d’aver visto Marianna, i mitomani hanno baciato Jolanda, sulle coste del Venezuela.
Allo stesso modo Rousseau raccontava balle alla grande e si spacciava per guerrigliero. Nel Messico, per la precisione. Dove, diceva, di aver combattuto nei battaglioni francesi, al comando di Massimiliano d’Austria (1832-1867). Mica vero. Aveva solo origliato il racconto di chi c’era stato e farcito la storia con fantasia.
Con altrettanta immaginazione ha costruito per anni scenari fantastici, a suo tempo snobbati dalla critica parigina. Tant’è che per vivere lavorava come impiegato del dazio e ciò gli valse l’appellativo di Doganiere.
C’è da chiedersi se i critici non sbagliassero nel definire la sua pittura naïf (ingenua). Al contrario, per noi, è oramai un’immagine naturale. Rousseau lo ritrovi sulla copertina di un libro, tra i poster, e persino in pubblicità. Come dire: ci piace. Le fiabe piacciono sempre – anche The Wolfman è una fiaba – o magarì ci stuzzica perché ostenta il coraggio di far pittura… senza mestiere!
Poi vedi un film dove c’è una rassegna di opere di Rousseau e dubiti che sia vero. La luce di La carriole du père Junier, 1908, è solare quanto quella dei quadri di Antonello. Le figure sono piatte e infantili ma staccano e sottolineano uno spazio profondo. Il clima ricorda quello delle scampagnate domenicali, con picnic lungo la provinciale, performance abituali degli anni Sessanta.
Ne Les joueurs de football, 1908, convive la sproporzione tra uomo, alberi e prospettiva. Eppure tutto funzina! La charmeuse de serpents, 1907, Eva, per intendersi, è un quadro piatto e profondo allo stesso tempo. Le foglie sembrano sagome sovrapposte ad altezze diverse.
Capire più non puoi - direbbe, più o meno, un famoso ritornello - e chiamalo se vuoi… pivellino?
Tutto è pop. Certo, in Italia è difficile uscire dai canoni della canzone e finire lo stesso in classifica, ma il mondo è bello perché è vario, bofonchiava un proverbiale saggio. Ebbene, già l’Inghilterra è diversa. Si tratta di un Paese strano dopotutto: un posto in cui i giovani hanno il sussidio
È possibile ridurre la magia di un tiro di Messi a una formula matematica? La risposta è no, e Nicola Ludwig e Gianbruno Guerriero, autori deLa scienza nel pallone (Zanichelli, 173 pagg., 10,50 euro) lo sanno bene. In qualsiasi azione di qualsiasi partita infatti, dall’incontro di due squadre da
Tornano sulle scene e sono arrabbiati, più arrabbiati che mai. Quel che è sicuro è che almeno i Litfiba hanno fatto pace tra loro dopo la rottura del 1998. Annunciata già alla fine del 2009 (nonchè reclamata nel brano di Elio e le Storie Tese), la reunion tra Piero Pelù e Ghigo Renzulli, dopo aver
Tinker Taylor Soldier Spy. Una faccia, una foto: la foto incollata sugli scacchi, bisognava decidere chi tra lo stagnaio, il sarto, il soldato (e il povero) fosse la spia, ovvero chi il capo dei servizi segreti sovietici avesse infiltrato nel vertice del Circus, il servizio segreto inglese.
L'impresa era ardua : competere prima di tutto con l'originale, il personaggio di culto uscito dalle pagine del re della spy-story inglese John Le Carrè, poi con il fantasma vivissimo del suo alias televisivo, il magnifico Alec Guinness, interprete della serie della BBC. Invece lo Smiley di Gary