Il mondo dei fan è popolato da pazzi. Se poi parliamo dei fan di Vasco Rossi la pazzia raggiunge livelli esagerati. Ne conosco alcuni che praticamente basano la propria vita sul Blasco: seguono tutti i suoi concerti, vanno in pellegrinaggio a Zocca, fanno lunghi appostamenti davanti al Makia di Bologna sperando di vederlo arrivare, collezionano qualsiasi cosa lo riguardi. Pazzi da legare? Forse, ma loro sono felici così. E la felicità è una forma di follia imperscrutabile, “perché la vita è un brivido che vola via, è tutto un equilibrio sopra la follia…”.
Per guardarli dritti negli occhi sono andato a Londra, dove il Blasco si è esibito per la prima volta in oltre trent’anni di carriera. Mitica la venue, l’Hammersmith Apollo. E pubblico talmente entusiasta da lasciare interdetto il personale del teatro: i fan entravano di corsa per assicurarsi i posti migliori, cantando cori da stadio e inneggiando a Vasco. Un fatto inusuale nella compassata Inghilterra. Ancor più inusuale il fatto che alcuni, per essere sicuri di essere i primi ad entrare, abbiano passato due notti davanti all’Hammersmith, dormendo nei sacchi a pelo. Christian, un ragazzo di Milano, ha avuto il suo bel da fare per convincere i volontari della London Street Rescue, associazione che si occupa di assistere gli homeless, che lui non era un barbone bisognoso d’aiuto, ma il fan di una rockstar italiana chiamata Vasco Rossi, nome che in patria fa battere forte il cuore a milioni di persone, ma che nel Regno Unito è pressoché sconosciuto.
Infatti una buona metà dei circa 6.000 spettatori era costituita da italiani residenti a Londra, e l’altra metà da fan arrivati direttamente dall’Italia. I rari inglesi presenti hanno assistito allo show sbalorditi e ammirati. Christian fa parte di un gruppo organizzato che si fa chiamare La Combriccola del Blasco: nato poco più di un anno fa, è composto da una quindicina di persone che seguono il loro idolo ovunque. Per esserci nei quattro concerti europei hanno affittato due camper, spendendo circa mille euro a testa (costo dei biglietti escluso). Racconta Beatrice Ibba, di Bologna: «Quando avevo 6 anni mio padre mise sullo stereo Cosa succede in città: è stato amore al primo ascolto! Il primo concerto l’ho visto a 14 anni, nel 1993, a Bologna. E da allora ne ho persi pochissimi». Altro componente della Combriccola è Nicola Marchesani detto Billy, 39 anni, di Vasto: ha visto 101 show, per lui Vasco è come un secondo papà (si è fatto tatuare il suo volto sul braccio). Racconta: «È molto più di una passione, è quasi una malattia. Io faccio il metalmeccanico, solitamente chiedo di fare i turni di notte così riesco a mettere in tasca qualche soldo in più. Una passione come questa costa tantissimo: biglietti, treni, panini, qualche volta devi dormire in hotel. Io ho consumato tutte le ferie, anzi sono sotto, e mi sono pure indebitato con una finanziaria. Ma non ce la faccio a non essere lì sotto il palco, in prima fila. Sono vascodipendente!».
Glenda Cochi e Cristian Capponi invece fanno parte del Gallo Team. Sono sposati e vivono a Reggio Emilia. Gestiscono un hotel, sulla cui porta ogni tanto appendono un cartello: "Chiuso per tour”. Lui il primo concerto lo vide a San Siro nel 1990, aveva 16 anni e ci andò di nascosto dai genitori. Da allora ne ha collezionati 120. Lei ha visto tutti i concerti degli ultimi 7 anni. In viaggio di nozze andarono a Roma, e in un locale Claudio Golinelli detto Gallo improvvisò una session apposta per loro: il Gallo Team è un gruppo dedicato al bassista di Vasco, amatissimo dai fan. Altri componenti fissi di questa band sono Daniele Pagnotta, Matteo Ferrari (sul braccio ha tatuato una strofa di T’immagini: “Fantasie che volano libere, fantasie che a volte fan ridere, fantasie che credono alle favole…”) e Gianluca Cimini: sono di Roma e sono tutti intorno ai 70 concerti visti. Andrea Giovannetti ha visto “soltanto” 44 concerti, ma ha appena 26 anni: è romano e fa il controllore di traffico aereo a Venezia. Nel 2004, dopo la data di Latina, fondò i Fratelli di Vasco: oggi su Facebook c’è un gruppo con oltre 3.100 iscritti. Andrea gestisce pure un seguitissimo blog, che ha già superato i 650 mila contatti. Questo gruppo è un po’ come la Settimana Enigmistica: vanta molti tentativi di imitazione! Il Blasco ovviamente i fan più fedeli ormai li conosce tutti, a volte addirittura li cita durante lo show: è quel che è successo a Vasco tirame l’occhiali, fondato da Federico Di Cosimo nel 2005: «L’idea mi era venuta l’anno prima, durante il tour di Buoni e cattivi: durante l’esecuzione di Bollicine Vasco era solito tirare al pubblico un paio di occhiali, e a Perugia ebbi la fortuna di acchiapparli io. Così ho fatto questo striscione e cerco sempre di piazzarmi davanti alle transenne. Fino a oggi ho collezionato cinque paia di occhiali e diverse menzioni. A maggio del 2008, in un hotel romano, riuscii a far firmare lo striscione da Vasco. Da allora lo striscione originale autografato “dorme” con me: quello che esibisco nei concerti è una copia assolutamente identica…».
Ve l’avevo detto all’inizio di questo articolo che i fan del Blasco sono pazzi da legare. Alcuni più che una citazione in un articolo meriterebbero un monumento alla follia, non lo pensate anche voi?
Massimo Poggini
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