Max

RSS Twitter
themenissue

di Alessandro Calascibetta

MAXCLUB maxcasting

di Settimio Benedusi

maxgeneration

di Massimo Poggini

maxbarsport

di Raffaele Panizza

pensierieparole

di Massimo Poggini

hotlinks speciali calendari
Iscriviti
alla Newsletter di Max

Home > Hot > World > Nicolas De Stael

mostre

Nicolas De Stael

Incendia di luce, acceca senza figura e senza astrazione

Ci si arriva con l'auto al Colle del Gran San Bernardo. Difficile guardare la strada, perchè attorno è fantastico. Pranzo in quota (2500 m), visita ai cani con la fiaschetta… e, dopo il valico, giù fino a Martigny (CH). Dove la Fondation Pierre Gianadda , presenta fino al 21 novembre: NICOLAS DE STAËL. 1945-1955, rassegna dedicata a un poeta della pittura. Bravissimo. Uomo sensibile, incapace di gestire la turbolenza assieme all'estro creativo. Punto. Ci son già troppi psicologi e allenatori, perché rubargli il mestiere? Il barone Nicolas De Staël (1914-1955) , non aveva un allenatore ma tirava bene di scherma. Era figlio di un generale russo, e di una pianista. A due anni, Nicolas, é paggetto dello Zar Nicola II°. Tre anni più tardi, lo Zar, conta meno di un paggio. Il paggetto fugge in Polonia coi genitori e, l'ultimo imperatore dei Romanov, è fucilato dai bolscevichi. Lo stesso barone, non ha grande fortuna in esilio. Orfano giovanissimo, é adottato da una famiglia facoltosa - i Fricero - che vivono a Bruxelles (B). Studia i classici e gira il mondo: Olanda, Francia, Spagna, Marocco, dove si arruola per un anno nella Legione Straniera, poi in Italia… È allievo di Fernand Lèger (1881-1965) e amico di Alberto Magnelli (1888-1971) . Cui “ruba” qualche cosa, così come ha fatto con i maestri del passato. Vive 41 anni, durante i quali si sposa due volte, ha quattro figli, miseria, successo, incertezza… e un tuffo - per quanto amoroso - senza più ritorno (film) . Quel che resta è grande pittura. Di cui non apprezzo sempre la scelta cromatica, se non dopo aver visto da vicino il colore: stratificato e disteso con cura. De Staël incendia di luce Le Pont Saint Michel la nuit, 1954. Ti acceca e, per fortuna, rende scuri Les Cyprès, 1953, nella neve. Nel suo pittare non c'è figura, non c'è astrazione, di tutto un po', ma tutto in altro modo. È sufficiente appaiare: Bouteilles, 1952 e Figures, 1953 - qui mi garba il colore - per capire come soggetto e pittura funzionmino di per sé. In Agrigente, 1954, gira tutto alla grande. Al contrario, Marine, 1954, ha colori orripilanti. Ma, come dice Fantozzi: “La corazzata Potëmkin”, al confronto… “è una cazzata pazzesca!”.

Guido Russi
mercoledi 14.09.09 18.53
vedi tutti