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Reportage

Barcellona. Fiesta o siesta?

La città perfetta dove 30 mila neoesuli italiani hanno scelto di trasferirsi. Ma è davvero così perfetta?

Non è ancora mezzanotte e la rambla di Barcellona si è già trasformata in un palco da passeggio per le prostitute africane. Si muovono a due a due, vestite in modo poco appariscente, tenendosi a braccetto.
Se non fossero così numerose e non sputassero così spesso per terra, o solo non tentassero di prendere per mano i rari uomini a passeggio per la via, potrebbero essere scambiate per turiste.
Per il resto, la strada è deserta, e trasmette un vago senso di vacanza agli sgoccioli, di disagio e di sbraco. La fiesta, per chi ancora spera di trovarne una, va in scena più in là, tra le strade del Barrio Gotico, del Borne e del Raval, vecchi quartieri popolari colonizzati dalla gioventù europea che ha scelto Barcellona come liquido amniotico per assorbire meglio il passaggio tra la giovinezza e l’età adulta. I catalani, da separati in casa, se ne stanno altrove, nei quartieri a nord dell’Avenida Diagonal, quelli col riscaldamento nelle case e la pressione dell’acqua sufficiente a farsi una doccia come si deve.
Ma è questa la città perfetta dove 30 mila neoesuli italiani hanno scelto di trasferirsi, diventando in pochi anni la prima comunità straniera dopo quella equadoregna? Non del tutto, ovvio. Ma in gran parte sì.

Sempre più povera e sempre più controllata, Barcellona sembra aver smarrito la capacità di tenere in equilibrio divertimento, energie creative e accettabile decoro. Si è trasformata in uno stucchevole teatrino dove ogni notte va in scena la caccia del gatto col topo: da una parte le ronde ininterrotte della Gurdia urbana e dei robocop dei Mossos d’Esquadra, polizia regionale che negli ultimi due anni ha visto condannati per torture e maltrattamenti ben sei dei suoi agenti.
E dall’altra parte gruppi di giovani a sciamare per le strade, costretti a sbarazzarsi in fretta e furia delle lattine di birra comprate dagli ambulanti pachistani non appena incrociano una camionetta di pattuglia. Addio bottellòn, il rituale della sbronza a poco prezzo inscenata nelle strade mixando alcol e bibite gassate.
Da quando, nel gennaio 2006, il comune ha introdotto il pannello di regolamenti ispirato alla cosiddetta “convivencia y civisme” (convivenza e senso civico), consumare alcol in pubblico è proibito. E i trasgressori, spesso turisti sprovveduti, multati con ammende da 45 euro.

Sanzioni anche per i bar che disturbano il vicinato (da 750 a 6 mila euro), e per i bagnanti fricchettoni pescati a suonare i bongos sulla spiaggia della Barceloneta.
Una città sorvegliata e inaspettatamente sterile, dominata dagli spazzini dell’azienda comunale BarceloNeta che ogni notte fanno irruzione nelle piazze cacciando via tutti, per poi inondare il selciato con potenti getti d’acqua sparata dagli idranti.
Hasta la nettezza urbana, siempre. «Dopo le 23 è vietato persino fermarsi a chiacchierare fuori dai locali», lamenta Fabio, titolare del Paspartù, trentacinquenne emigrato tre anni fa dopo aver mollato un negozio di ricambi industriali a Bassano del Grappa. E d’estate? «Accendiamo l’aria condizionata e invitiamo i clienti a star chiusi dentro», racconta. Una tolleranza zero estesa anche a obiettivi inattesi:«l’altra sera, mentre tornavo a casa, una pattuglia mi ha fermato per sottopormi al test alcolemico: una roba folle, considerato che mi trovavo in bicicletta», interviene Sara da Vicenza, commessa in un negozio di abbigliamento.

Continua...

A cura di Raffaele Panizza/foto di Serena Salvadori

mercoledi 14.09.09 18.53
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