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genio e sregolatezza

Shepard Fairey sbarca a Milano

Quindici arresti e zero regole: l'artista reso noto al mondo dal manifesto della campagna elettorale di Obama, adesso espone in città

Shepard Fairey (1970, USA), arrestato a Boston in febbraio per graffiti ed attacchinaggio abusivi, ora espone a Milano in luoghi più raffinati. Dal 9 al 30 dicembreValeria Bella Stampe, galleria, dalle parti di piazza San Babila, presenta 10 lavori dell'artista di strada.
Tra queste, c'è una copia dell'opera che l'ha reso famoso: HOPE (2008), manifesto e simbolo elettorale, della campagna presidenziale di Barack Obama. L'opera fu ripresa da Time - é un'altra versione - nel dicembre 2008, quando il magazine elesse Obama uomo dell'anno. L'episodio bostoniano (quindicesimo arresto) descrive a tinte forti l'indole trasgressiva di Fairey.
Che se ne infischia di regole e convenzioni pur di restare fedele al proprio modo di essere, comportarsi, manifestare. Lo dimostra un altro episodio. Sempre in febbraio, il fotoreporter americano Manny Garcia e l'Associated Press l'hanno accusato, per violazione di copyright.
Il ritratto di Obama - trasformato graficamente da Feirey - è ottenuto da una foto scattata nel 2006 da Garcia per conto dell'agenzia giornalistica. La controversia legale corre sul filo che ha visto acrobati eccelsi come Picasso e moltissimi altri “maestri di ladrocinio”. Artisti, capaci di trasformare in qualcosa di nuovo l'altrui bravura. Detto altrimenti contestano a Fairey un guadagno mancato. Una copia di HOPE (2mila copie vendute) vale oggi 5.500,00 euro. Inutile infilarsi in una contesa telematica, labirintica, ingovernabile.
Se lo si guarda mentre lavora, si capisce che la sua arte é fatta di tagli, ritagli, colla e spruzzi di colore. Il ritratto di Obama non s'ottiene col metodo copia e incolla. Nelle altre opere c'è un esplicito richiamo all'arte di propaganda comunista. Guns and Roses (2006) trasuda di retorica, ironia e spicchi di sole… Dove però l'avvenire é scritto in basso a destra: Obey (ubbidisci!). No, meglio il fascino combattivo della Mujer fatal (2007) che stronca sul nascere mille polemiche sulla donna velata. Che piaccia o no, c'è più mistero, subbuglio, provocazione in quegli occhi, dello scoprire chi vincerà il contenzioso. Domanda: parleremmo dei nostri avi se non si fossero scopiazzati?

Guido Russi
mercoledi 14.09.09 18.53
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