
Gli ultimi sono ancora i primi. Così, nella sagra del remake degli 80 tornano a farsi vivi anche iDevo . Ma Something for Everybody non c'entra niente, o quasi, con le reunion da ultimo boccone alle quali l'industria discografica ha abituato il pubblico, durante gli ultimi due lustri. È tutta un'altra storia. Mark Mothersbaugh e i fratelli Casale fanno la differenza. Perché? Il processo di de-evoluzione da loro profetizzato sembrava uscito dalle ipotesi di un nichilismo cyberpunk e invece eccolo quotidianamente sfondare il vetro della sfera di cristallo e diventare spettro generazionale. Certo, si è ancora lontani da uomini patata e proiezioni di esseri moderno-preistorici, come nelle loro previsioni, ma si può negare valore alle ipotesi di una società farsa, automatizzata, basta sul concetto di socialità-spettacolo e governata da esistenze prodotte in serie attraverso l'esasperazione tecnologica? Un no corale è un atto dovuto. Senza contare che questa volta i Devo hanno saputo coniugarsi ancora meglio con quella che loro definiscono da decenni “creatività secondaria”, cioè l'apporto dei fan (detti Devotees), che attraverso il web in questo episodio della saga hanno addirittura partecipato alla scelta dei brani da inserire nel disco. E poi c'è il paradosso. L'ascoltatore occasionale potrà infatti sostenere che la band strizzi l'occhio agli Editors nel singolo Fresh e in No Place Like Home, oppure che abbia saccheggiato la discografia degli Lcd Soundsystem , in pezzi come Please Baby Please e Mind Game, ma sono appunto giochi della mente: i Devo queste cose le suonavano trenta anni fa. Sono ispiratori più che copioni. Coerenti invece che noiosi, visto che il loro suono non si sposta di una virgola dai cardini che lo hanno caratterizzato. L'unica cosa che hanno cambiato è il colore del loro bizzarro cappello di scena, l'energy dome. Famosi per avere inciso una cover di Satisfaction dei Rolling Stones, hanno preferito dileguarsi che cadere nella banalità del riciclo che ha ispirato le ultime traiettorie delle pietre rotolanti. E allora perché sono tornati? Il motivo è sempre lo stesso che li ha condotti sulle scene agli esordi: istruire la gente sugli effetti collaterali del sogno americano. Del resto, siamo tutti sulla stessa barca. La band lo ha detto chiaramente: «Noi non spaventiamo la gente, siamo come l'orchestra del Titanic: intratteniamo tutti mentre affondiamo insieme».
Stefano Cuzzocrea
Il party della settimana è senz'altro quello di sabato 4 febbraio all'Atlantico di Roma, quando al mixer arriverà un certo Avicii. Il tormentone dance dell'autunno 2011/inverno 2012 è senz'altro la sua "Levels", anzi il bootleg mai autorizzato del brano che contiene la voce di Etta James che canta
Il principe in questione non è Banderas, come verrebbe da pensare, ma il bravo Tahar Rahim di Il Profeta, che è stato attratto in questo polpettone a base di bei nomi e tanto petrolio per raccontare una storia, un po' desertica a dire il vero, del passaggio degli stati arabi dalla divisione in
Prima di passare alla consueta ricca serie di party, ecco qualche consiglio per i regali di natale in ambito musica dance & loisir. Chi deve farsi perdonare qualcosa e/o non ha problemi di spesa, può senz'altro privarsi di una bella cifra (si parte da 400 euro a coppia) per un pranzo o una cena
Difficile dire perché sia bella una scena del genere, ma lo è. Con queste parole, Holland Cotter (The N.Y.T descrive Pink Angels, 1945, uno splendido quadro dipinto da (1904-1997). Il di New York (USA) ne espone 200 lavori, oltre a questo, in una mostra antologica. Il valore delle opere è stimato a
I R.e.m si potrebbero salutare con una loro canzone e Everybody hurts (Ognuno soffre) potrebbe essere la più indicata. Perché da ieri sera milioni di fan in tutto il mondo non hanno preso bene la notizia dello scioglimento, anzi, e in rete si sono moltiplicati i commenti, i video e le canzoni