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Clubbing italiano: oltre la solita movida

Dino Lupelli, anima musicale di Elita, racconta a Max problemi e progetti dell'attuale movida italiana

Chi la notte vorrebbe ballare, spesso si annoia perché mancano le proposte creative o almeno divertenti. Eppure basterebbe così poco. Quante volte capita di ascoltare un vero tenore subito prima del solito dj set (è una delle proposte del Loft di Treviso), quante volte si può ballare in un posto come il Clorofilla di Lomello (Pv), un teatro ottocentesco che è diventato un locale ecocompatibile?

«E' che c'è poca fantasia. La movida oggi è poco affascinante, anzi è proprio asfittica». Dino Lupelli, anima musicale di Elita ha le idee chiare. «I locali raramente riescono a dare spazio alla voglia di protagonismo dei loro frequentatori. E soprattutto non hanno soldi da investire. Una manifestazione notturna e discotecara come l'Ade di Amsterdam è supportata dalla Siae olandese, da noi i soldi vengono spesi in modo purtroppo diverso».

Spesso la nightlife è considerata un problema d'ordine pubblico, ma i locali che la animano sono imprese che danno lavoro a tanti professionisti. «Il mio progetto Saetta, ad esempio, oggi si è interrotto ma ha dato spazio a tanti creativi ed è sfociato in una serie di one night allo Zoom Bar di Milano organizzate dal collettivo artistico Biokip. E sempre a Milano, vanno citate le sperimentazioni del Tunnel, spesso molto riuscite».

Sempre a Milano, in contemporanea col Salone del Mobile 2010 (dal 13 al 19 aprile), prende vita la nuova edizione di Elita. «Quest'anno il tema sarà Next Attitude, ossia daremo spazio a nuove forme di intrattenimento tra cui il il visual design e il sound design». Il quartier generale del festival quest'anno sarà un vero teatro, il Franco Parenti. «Come sempre, però, spazieremo anche per i club cittadini facendo ballare con proposte diverse dal solito i Magazzini Generali, il Tunnel e il Magnolia».

Lorenzo Tiezzi
mercoledi 14.09.09 18.53
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