
Delle notti di Ibiza in Italia si parla troppo poco. L'isla blanca non è una novità e i dj italiani non stanno vivendo un grande momento a livello internazionale (per un Riva Starrin forte ascesa, ce ne sono decine in caduta libera o più semplicemente fuori mod), ma il meglio delle disco, il meglio dalla musica da ballo si ascolta solo a Ibiza. E non altrove. La bella guida. Un viaggio a… Ibiza! (Giunti, 128 pagine, 12,5 euro) scritta da Pierfrancesco Pacoda, giornalista musicale specializzato in clubbing lo conferma. Come dice Danny White del Pacha, Ibiza sta al clubbing come Las Vegas come sta al gioco d'azzardo… e una 'nuova Ibiza' nascerà solo quando quella reale affonderà nel Meditarraneo. «Ibiza è l'unico posto al mondo in cui uno come me che ho 50 anni può andare a ballare e divertirsi», spiega Pacoda. «E' un'isola di libertà. Ricordo l'inaugurazione della stagione di qualche anno fa proprio al Pacha. C'erano ragazzine inglesi 18enni col tacco alto e insieme a loro i bonghisti hippy coi dreadlock, dei freakettoni puri… Credo che tutto ciò derivi dalla tolleranza, dalla lunga tradizione di 'good vibes' iniziata negli anni '60».
La tua guida è divisa in 7 giorni e comprende anche Formentera, un'isola che spesso è considerata un universo a parte… in così poco tempo si riesce ad avere un'idea di entrambe le isole?
«Assolutamente si, soprattutto se ci si dota dei mezzi giusti. A Ibiza ci si sposta benissimo con i mezzi pubblici come il nightbus oppure si possono prendere le barche pubbliche che circumnavigano tutta l'isola. E' divertente perché spesso le utilizzano anche le famiglie che vanno in vacanza sull'isola, non solo i nottambuli. A Formentera si va in giro in bici o tutt'al più in motorino, così si scopre anche la natura e non solo la movida di Es Pujol. E' un'isola piccola, in un giorno si riesce a girarla tutta o quasi. Riguardo al presunto contrasto tra un'isola e l'altra… Direi proprio che nei fatti non c'è. La magia di entrambe le isole nasce dagli anni '60 e dalla semplicità. A Ibiza c'è El Bigote a Santa Eulalia, un ristorantino gestito da un pescatore che un giorno si rifiutò di trovare un tavolo al Re di Spagna che non aveva prenotato… La cosa divertente è che siccome non c'è il telefono, si può preonotare solo passandoci di persona. A Formentera invece c'è Fonda Pepe, una trattoria con alloggi da cui sono passati tanti miti della musica, da Hendrix a Dylan, dai Pink Floyd ai King Crimson. Sia Ibiza che Formentera sono oggi luoghi turistici, ma sono ancora a misura d'uomo. Chi ha voglia di relazionarsi con gli altri rischia sempre di conoscere persone interessanti.»
Quando arrivi a Ibiza, tu dove vai?
«Di solito al Sa Trinxa. Non è nient'altro che un capanno scalcinato sulla spiaggia di Salinas, a ridosso di un bellissimo parco naturale in cui si può fare bird watching. La spiaggia è di sabbia bianca finissima, il mare splendido e la musica pure. La seleziona Jon Sa Trinxa, un sessantenne inglese trapiantato sull'isola che da sempre propone quel mix chiamato balearic beats: reggae, folk, progressive rock, folk. Tutto questo, ovviamente, è gratis.»
Cos'è lo spirito di Ibiza?
«E' difficile definirlo, ma lo senti non appena atterri all'aeroporto. Lo senti nella funk room del Pacha, dove si ascolta solo musica anni '70', lo senti a Benirras, una spiaggia in cui ci sono ancora oggi feste hippy e lo senti pure al Cafè Mambo. Lì ho visto una star strapagata come Fatboy Slim mettersi in fila con dei ragazzini per mettere i suoi dischi. Evidentemente qualcosa di speciale nell'aria c'è.»
Lorenzo Tiezzi
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