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punti di vista

Metti un sociologo in console...

Il risultato è Sociologia della musica, ultimo saggio di Lello Savonardo. Che parte dai Deep Purple e va molto, molto lontano

Come e dove balleremo tra quindici o vent'anni? La crisi ormai irreversibile dell'industria discografica fa davvero male alla musica e ai musicisti? E ancora, visto che grazie al computer e all'iPod siamo diventati un po' tutti dj e/o produttori musicali, come mai quando Sinclar & Guetta fanno partire un disco dalla console in pista succede il finimondo? Sono domande da un milione di dollari ciascuna e le abbiamo fatte tutte quante a Lello Savonardo, sociologo della musica che insegna all'Università di Napoli e che ha appena pubblicato Sociologia della musica (Utet, 251 pagine, 27 euro).
E' un libro vero, serio, che solo sociologi & musicologi si porteranno sotto l'ombrellone. E Savonardo non è di quegli esperti che hanno una risposta pronta per tutto. Ad esempio, quando gli abbiamo chiesto come mai le produzioni musicali attuali, soprattutto quelle al top delle chart di Beatport, siano così poco sorprendenti, ci ha risposto che a un sociologo la qualità interessa poco.
«Distinguere la musica per qualità vuol dire esprimere un giudizio di valore, e non è il mio lavoro», ci ha spiegato con pazienza. «E poi bisogna stare attenti. Negli anni '70 si distingueva chi faceva musica per vendere dischi dalla ricerca musicale dei Deep Purple e dei Led Zeppelin. Poi più tardi ci si è accorti che anche la disco aveva ed ha un suo peso culturale notevole. Proprio come per quel riguarda la musica anni '80, che sembrava così poco innovativa, e invece...».

Nel tuo libro scrivi che il cut'n'paste, il 'copia & incolla' tipico della musica elettronica e dell'hip hop, è il nuovo rock'n'roll...
«Stiamo vivendo un lungo momento di passaggio. Già alla fine degli anni '80 Peter Gabriel pubblicava dei dvd con cui si potevano remixare le sue canzoni, ovvero ricomporre le parti dei vari strumenti secondo i propri gusti. Con il cut'n'paste i produttori prendono un frammento musicale, ad esempio la chitarra funky di Kiss di Prince, la ripetono all'infinito e sopra ci mettono un'improvvisazione rap. Si va verso una contaminazione sempre maggiore, verso una partecipazione sempre più attiva del fruitore. Addirittura si potrebbe parlare di irriproducibilità digitale dell'opera, rovesciando il concetto di Walter Benjamin (per chi non lo sapesse, L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica è il saggio più famoso dello studioso tedesco, ndr)».

C'è poi il fatto che oggi la tecnologia professionale costa poco. Gli italiani Crookers hanno remixato gli U2 con un personal computer…
«E' vero. Oggi l'accesso alle tecnologie musicale è assolutamente democratico, in passato i costi di registrazione erano molto più alti. Tutto questo porta anche a produzioni non sempre memorabili, è vero, ma bisogna sempre ricordare che ciò che emerge rappresenta tutta la musica che viene prodotta. Certi fermenti artistici oggi underground potrebbero dare buoni frutti in futuro. Il web è il nuovo palcoscenico, per i dj e per i musicisti... Se pensiamo alla promozione musicale standard degli anni '80 e '90 oggi è cambiato tutto. Accanto ai soliti passaggi radio e tv, c'è la rete, un mezzo che è sostanzialmente gratuito in cui gli artisti possono proporsi. C'è un rischio, quello dell'information overload, un caos comunicativo in cui si viene travolti dalla miriade di file che si possono scaricare. Gli iPod spesso contengono più musica di quella che possiamo realmente ascoltare».

In tutto questo continuo cambiamento, forse le discoteche sono rimaste indietro e per questo sono in crisi.
«Il rito dell'andare in discoteca oggi non è poi così diverso da quando si andava a ballare negli anni '90. Forse è così, ma in senso generale le occasioni per condividere la musica sono aumentate a dismisura. I concerti che in Italia erano una rarità sono oggi un'abitudine consolidata. E il capitale sociale che scaturisce dalle relazioni nate in rete, ad esempio su YouTube, ha un valore immenso, è una sorta di intelligenza connettiva. E, discoteche a parte, un evento globale come Live Earth organizzato da Al Gore ha fatto capire che la musica può ancora oggi avere il valore di impegno sociale a favore dell'ambiente».

Lorenzo Tiezzi
mercoledi 14.09.09 18.53
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