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Berlino. Vent'anni al Max

È la metropoli che piU' ci somiglia. giovane, moderna, sempre all'avanguardia. e adesso È pure in festa per l'anniversario della caduta del muro. che aspetti a partire?

Berlino è la città-Max per eccellenza, un posto dove tutti prima o poi dovrebbero passare un periodo della loro vita, o perlomeno un lungo weekend. Meglio se in questo periodo, dato che la città è effervescente più del solito a causa dei festeggiamenti per il ventennale della caduta del muro (9 novembre 1989). 
La capitale tedesca è una città sorprendentemente a buon mercato. Tutto costa meno rispetto alle altre capitali europee: con 20, 25 euro si cena in un buon ristorante, a prendere un taxi non ci si svena (e comunque i mezzi pubblici sono molto efficienti, coprono capillarmente tutta l’area urbana e viaggiano 24 ore su 24), con meno di cento euro si trova un buon 4 stelle nel Mitte e il prezzo degli affitti è almeno il trenta per cento in meno rispetto alla media italiana e volendo si potrebbe addirittura fare un pensierino pure sull’acquisto di un appartamento anche se non si è Brad Pitt e Angelina Jolie, che qualche tempo fa ne hanno comprato uno: il prezzo medio di un metro quadro dalle parti di Alexanderplatz, cioè la zona più cara, difficilmente supera i 4 mila euro (lo stesso prezzo che si pagherebbe in periferia a Milano o Roma).
Prezzi così convenienti attraggono soprattutto i giovani e gli artisti, e questo rende Berlino assolutamente vivace: è la capitale dei single, più della metà dei suoi abitanti lo sono. E sta diventando il centro culturale più importante del mondo: gallerie d’arte che non possono più permettersi i prezzi di Londra, Parigi o New York si stanno spostando sulle rive dello Sprea, dove a parte gli affitti sono decisamente più contenuti anche i costi di gestione. Infatti nel 2004 c’erano 400 gallerie, oggi sono oltre 600 e c’è chi è pronto a scommettere che nel giro di pochi anni diventeranno almeno mille. Aggirandosi attorno a Sophienstrasse, Tucholsky e Auguststrasse la concentrazione di studi e atelier è incredibile.
Altri aspetti che giocano a favore di Berlino sono una quasi assoluta mancanza di traffico, la facilità a trovare parcheggio in qualsiasi zona e il fatto che puoi vestirti come ti pare senza che nessuno ti guardi storto. Qui a farla da padrone è il vintage, meglio ancora se comprato a un tot al chilo, come da Garage in Ahornstrasse: quasi nessuno spende cifre assurde per un capo griffato, questo tipo di negozi sono frequentati quasi esclusivamente da turisti provenienti dai Paesi dell’ex Unione Sovietica o da arabi di passaggio in città.
Stesso discorso vale per i (tanti) locali della movida giovanile: in quelli che fanno davvero tendenza non si paga un biglietto per entrare e i costi delle consumazioni sono molto contenuti. E comunque spesso è da qui che partono le mode: di solito ci suonano Dj eccellenti e gli esperimenti sono sempre bene accetti.
Attenzione, però. Tutto questo low profile non significa affatto che la città sia messa male. Certo, anche qui si sono fatti sentire gli effetti della crisi. Ma se nel periodo immediatamente successivo la caduta del muro Berlino ha più volte sfiorato la bancarotta a causa di spese folli che le hanno permesso di cambiare completamente volto, ora è riemersa da quella situazione e continua a modificarsi: nei primi anni Novanta l’ex Berlino Est era un luogo spettrale, ora è una città rinata e da lì arrivano sempre un sacco di novità interessanti.
La Berlino odierna è una metropoli iper organizzata e tecnologicamente all’avanguardia: per rendersene conto basta visitare la nuova Stazione Centrale, inaugurata nel 2006 per i mondiali di calcio: è un po’ come entrare in un’immensa stazione spaziale dove tutto è lindo e funziona a meraviglia. La città è stata teatro di una straordinaria metamorfosi: la sua ricostruzione ha coinvolto almeno 5.700 architetti, che hanno realizzato oltre 10.000 progetti. Ed è proprio grazie alla cosiddetta Kreativwirtschaft (l’economia creativa) se è riuscita a non farsi travolgere dalla crisi che ha sconvolto il pianeta: a Berlino ci sono circa 6.700 piccole e medie aziende di design. Esistono anche 7 scuole di design molto rinomate, fra cui due Accademie delle belle arti e tre istituti di moda, frequentate mediamente da 5.000 studenti all’anno.  
In questo periodo ovviamente siamo nel pieno dei festeggiamenti per il ventesimo anniversario della caduta del muro. Un recente sondaggio realizzato dalla Freie Universität ha rivelato che oltre il dieci per cento dei berlinesi sarebbe favorevole alla ricostruzione del muro; mentre il cinquanta per cento di chi ha meno di vent’anni sa a mala pena cosa fosse la Ddr. Come dire un mix di nostalgia e di voglia di saperne di più sul proprio passato recente. Questi due elementi, uniti alla curiosità dei turisti (la prima domanda che fanno è quasi sempre: «Dov’era il muro? Quali tracce sono rimaste?»), hanno dato un forte impulso a decine di progetti legati al muro, di cui in realtà restano solo pochissimi tratti: il resto è stato frantumato in milioni di piccoli souvenir esportati ovunque nel mondo. 
Attualmente il pezzo originale più lungo è costituito dai 1.300 metri della East Gallery, quel tratto dove nel 1990 si dettero appuntamento artisti provenienti da tutto il mondo per realizzare oltre cento murales. Un altro pezzo è lungo la Bernauer Strasse, la strada-simbolo della divisione della capitale tedesca: qui ne resta una sezione lunga 212 metri, con un buco di 19 metri al centro. Lì vicino c’è anche un interessante istituto di documentazione e sono in via di realizzazione un nuovo padiglione informativo e una mostra all’aperto. L’ultimo pezzo consistente di muro costeggia la Topographie des Terrore su Wilhelmstrasse, ex base della Gestapo e delle SS dove tra qualche mese saranno inaugurati un memoriale e un centro di documentazione.
Ma se qualcuno va a Berlino con l’intenzione di seguire l’intero percorso del cosiddetto Berliner Mauerwer (il Sentiero del muro) può farlo: in tutto sono 160 chilometri, l’itinerario è diviso in 14 tappe percorribili in bicicletta e se ne possono noleggiare dotate di navigatore Gps per muoversi più facilmente da una stazione all’altra (www.mauerguide.com). I segreti dell’ex Berlino Est si possono scoprire anche sottoterra, spostandosi tra rifugi antiatomici ed ex bunker (http://berliner-unterwelten.de), o a bordo di una Trabant (www.trabi-safari.de): tra l’altro sull’onda della nostalgia quest’auto tanto vituperata sta per tornare in commercio, per fortuna in una versione un po’ meno inquinante rispetto all’originale. 
Ovviamente nessun turista rinuncia a farsi fotografare davanti alla ricostruzione del Checkpoint Charlie, ma l’eccessiva disneylandizzazione di quest’area con tanto di figuranti che indossano divise militari d’epoca e stanno lì a farsi immortalare per la modica cifra di un euro a scatto a parecchia gente dà fastidio. I turisti ce li scaricano coi torpedoni e tutta la zona è piena di negozietti che vendono del gran ciarpame. Forse quell’immane tragedia umanitaria che fu il muro meriterebbe un po’ più di rispetto. Ma il business è business, si sa. Anche a Berlino.

di Massimo Poggini