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rimini
Londra. Muoviti muoviti!

negozi e bar che aprono e chiudono a ritmo continuo. e a prezzi stracciati! È il bello della crisi

La parola d’ordine è “pop up”. Sono bar o negozi che appaiono e scompaiono. Durano due o tre mesi, a volte solo poche settimane. Aprono nei posti più impensati, per esempio l’ultimo piano di un parcheggio, o in un angolino di locali già esistenti. Non sono una novità assoluta, i primi sono comparsi già qualche anno fa. Ma se una volta erano un gioco, ora sono diventati figli di uno stato di necessità: la crisi economica che si è abbattuta in tutto il mondo ha colpito il Regno Unito, e in primis la sua capitale, in modo particolarmente violento. Gli esperti parlano della più grave recessione dal dopoguerra a oggi e nelle strade di Londra i cartelli “closed” appesi alle saracinesche di attività commerciali di ogni tipo sono nettamente superiori agli “opening soon” (“prossima apertura”). Così si è diffusa l’idea di sfruttare location disponibili magari solo per un breve periodo per aprire un negozio di scarpe, di abbigliamento, di accessori o un bar. L’obiettivo, nemmeno troppo nascosto, è smaltire partite di merci o di birra in eccesso.
La trovata del “pop up” ha avuto un successo davvero inaspettato. Prendiamo il caso del Doodle Bar, a Battersea: quando ha aperto, tutto era di un bianco immacolato, pareti, arredi, persino le divise dei camerieri. Chiunque, dopo aver ordinato una birra per sole due sterline e mezzo, poteva dipingerli o semplicemente scarabocchiarli. La cosa è piaciuta a tal punto che ora la proprietaria è indecisa se prolungare il contratto di locazione o se spostarsi da un’altra parte. 
Siccome Londra, crisi o non crisi, resta comunque la città da cui partono le mode, ecco che l’idea del “pop up” si è diffusa a macchia d’olio. Un noto designer, Wayne Hemingway, ha lanciato il progetto KiosKiosk, “benedetto” persino dal sindaco Boris Johnson, che ha partecipato alla conferenza stampa di presentazione: in pratica è un piccolo container di metallo rivestito di legno che può essere posizionato in qualsiasi luogo pubblico. Questi negozi in miniatura vengono affittati (gratuitamente e per brevi periodi) da stilisti emergenti e giovani creativi, che possono così esporre e vendere le proprie produzioni.
Quella bestia nera che in inglese si chiama “credit crunch” (la stretta del credito) ha generato anche altre piccole rivoluzioni sociali. Per esempio sono letteralmente esplosi i negozi specializzati in lingerie osè: il capostipite del settore, Agent Provocateur, fondato una decina d’anni fa dal figlio di Vivienne Westwood Joseph Corré, è ormai una catena e continua ad aprire filiali. Grandi affari fa anche Coco de Mer, che vende articoli di biancheria intima, ma anche letteratura erotica, vibratori e altri articoli da boudoir. Ma l’ultima novità del settore si chiama Bordello, una via di mezzo tra una boutique di lingerie e un sexy shop. Lo ha aperto una procace bionda, Meesh, che in questa avventura ha investito la consistente buonuscita ottenuta dalla banca di cui era marketing manager e che l’ha licenziata. «I manager della City», spiega Meesh, «acquistano completini irresistibili o sex toys per le loro compagne o amanti; mentre le manager li comprano per se stesse. In entrambi i casi lo fanno per cercare di tirarsi su il morale».
Lo tsunami economico non ha risparmiato proprio nessuno. In poco più di un anno hanno smobilitato alcuni tra i club più rinomanti: the Cross, the Key, Canvas, Turnmills, the End, Soho Revue Bar. Dalle ceneri del Millennium Dome è nato il Matter, un superclub capace di ospitare fino a 2.600 persone. Ma a parte questa, la novità più interessante nel mondo della notte è l’esplosione di un fenomeno che gli inglesi hanno immediatamente battezzato “pub clubbing”. Facile capire di cosa si tratta: alcuni pub si sono dati una rispolverata e ora fanno concorrenza ai club più cool. Uno dei pionieri è stato il Dogstar di Brixton, che ormai è una vera istituzione. Dalle parti di New Cross, c’è l’Amersham Arms, un pub tradizionale che si è dotato di un ottimo sound system. Mentre il Paradise by Way of Kensal Green (19 Kilburn Lane) si sta guadagnando una buona reputazione grazie all’organizzazione di spettacoli in stile burlesque e show di varietà, oltre naturalmente a serate con ottimi Dj in console. Alcuni sostengono che il miglior pub riconvertito in club sia lo Star of Bethnal Green: la sua programmazione è quanto mai varia, e spazia dalla musica live suonata da ottime big band a serate con Dj che propongono un mix di house, indie e disco. La caratteristica comune di tutti questi nuovi locali sono i costi molto contenuti: spesso si entra gratis, al massimo si pagano cinque sterline; e alla portata di tutte le tasche sono anche i prezzi dei drink.
Anche la nuova hotellerie e una fetta della ristorazione nasce dalla riconversione dei pub. Se fino a qualche anno fa mangiarci era un azzardo, ora ce ne sono alcuni che non hanno niente da invidiare ai migliori ristoranti: in genere si fregiano del marchio “gastropub”, come Anchor & Hope, dalle parti di Waterloo; Eagle a Clerkenwell o Cow a Westbourne Grove. Qualcuno ha anche deciso di trasformare il piano superiore in un piccolo hotel, come il Fox & Anchor, un caposaldo di Smithfield, che si è dotato di sei stanze sorprendentemente lussuose, almeno in considerazione del prezzo che fa pagare: durante il weekend ce la si cava con 95 sterline.  
Volendo è possibile nutrirsi senza spendere cifre pazzesche. Non è necessario andare nella food hall di Mark & Spencer o fornirsi di (ottimo) sushi al Japan Center di Piccadilly: ci si può anche concedere un’esperienza culinaria da gourmet. Per esempio, in quasi tutti i ristoranti, pure quelli con una o due stelle Michelin, a pranzo si spendono cifre irrisorie. Facciamo l’esempio de L’Atelier de Joël Robuchon, gestito da uno chef superstellato: a cena per il “menu decouverte” chiede 105 sterline (più il costo delle bevande e la mancia: almeno il 15 per cento); ma per il lunch si può optare tra un menù con due portate o uno con tre, rispettivamente a 19 o 25 sterline. Insomma quanto una trattoria milanese o romana di livello medio-basso. E la qualità del cibo è straordinaria! Altro sistema per risparmiare è andare a cena piuttosto presto, in genere prima delle 19, e ordinare il menu pre-teather. Anche in questo caso il conto sarà light.
Evidentemente i londinesi si sono resi conto che se vogliono rimanere una delle città più amate dai turisti non possono più permettersi di presentare conti da capogiro a chiunque. Questo, combinato col maggior potere d’acquisto dell’euro nei confronti della sterlina, rende Londra decisamente più abbordabile: non che dall’oggi al domani sia diventato un posto economico, però se non si è degli sprovveduti e se si usa qualche accortezza si può vivere alla grande senza andare sul lastrico. Info: http://www.visitbritain.it
(A cura di Massimo Poggini - Foto di Antonio Zambardino)