una settimana sulla riviera romagnola dura quattordici giorni. perché qui,
tra spiagge infinite e superattrezzate e una vita notturna very hot, non ci si ferma mai
Rimini è come il blues: dentro c’è tutto». Parola di Luciano Ligabue che, pur essendo di Correggio, in Riviera ha ambientato Da zero a dieci, il suo secondo film. In effetti ci sono 15 chilometri di spiaggia, punteggiati da 227 stabilimenti balneari, 37.000 ombrelloni, 130 mosconi, 105 pedalò è 93 torrette d’avvistamento: ce n’è una ogni 150 metri, e da giugno a settembre i cosiddetti “specialisti in salvamento” con tanto di patentino internazionale (riconosciuto in 135 paesi) controllano uno specchio d’acqua fino a 500 metri dalla riva.
Alcuni, scherzando ma non troppo, considerano Rimini un “comune demalinconizzato”; anche se nessuno è immune dalla gnórgnia (noia), specie quando impazza il garbèin, un vento caldissimo che arriva a folate e che quasi sempre porta con sè pioggia e brutto tempo. Però se c’è un raggio di sole ci si butta in spiaggia, perché da queste parti la moda della carnagione bianca come il latte non ha mai attecchitto: qui si abbronzano tutti, anche i ricchi e le aspiranti top model.
Ma Rimini non è soltanto spiaggia. Dentro e attorno alla città c’è un fantastico itinerario d’arte e cultura: fu fondata dai romani nel 268 a.C. col nome di Ariminum e del periodo romano conserva numerose testimonianze: un grande anfiteatro che per dimensioni è secondo solo al Colosseo, il ponte di Tiberio, l’arco di Augusto e la straordinaria Domus del chirurgo, un ambulatorio medico del II secolo d.C. perfettamente conservato, tornato alla luce solo recentemente e aperto al pubblico nel dicembre del 2007. Poi ci sono conventi e chiese medievali, e capolavori rinascimentali edificati per volontá della potente signoria dei Malatesta: il piú bello è il Tempio Malatestiano, contenente opere di Giotto e di Piero della Francesca.
E c’è pure una Rimini che va oltre le spiagge e i percorsi: è quella del turismo congressuale e fieristico, che ruota attorno a un Palacongressi capace di ben 9.300 posti a sedere (è il più grande d’Italia), immerso in un quartiere fieristico firmato da grandi architetti, tutto acciaio, cristallo e fontane e considerato tra i più all’avanguardia in Europa. Organizza 40 fiere internazionali all’anno e fattura circa 90 milioni di euro. Ovviamente sono state inventate fiere, mostre e rassegne per le discoteche, il tempo libero e la notte. Dice con orgoglio Silvano Cardellini, giornalista e scrittore: Non abbiamo bisogno di andare in giro per il mondo per imparare. Sono gli altri che devono venire qui. Le fiere e i congressi ci hanno cambiato la vita. Oltre 200 hotel sono diventati annuali. Tutte le catene internazionali sono arrivate qui con le loro insegne. Non ci sono più i giovani nostrani che vanno a fare la stagione. Alle reception e nelle sale ristorante lavorano extracomunitari».
Complessivamente a Rimini ci sono più di 1.200 hotel, per un totale di 50.000 camere e oltre 80.000 posti-letto. Ma questa rivoluzione dell’ospitalitá alberghiera ha portato con sè anche qualche problema. Infatti se fino a qualche tempo fa era il trionfo della pensioncina a gestione familiare, negli ultimi tempi le varie pensioni Mariuccia a una o due stelle sono state trasformate in hotel a tre o quattro stelle, e questo oltre a un aumento dei prezzi presupporrebbe anche un aumento della qualitá e dei servizi offerti. Purtroppo non sempre è così, e infatti poche settimane fa il sito di recensioni dei viaggiatori Tripadvisor ha stroncato diversi hotel riminesi, scatenando la reazione delle associazioni di categoria, le quali sostengono che poche mele marce non possono rovinare la reputazione di un intero settore.
Chi vive di turismo ribatte che recentemente persino il New York Times e il londinese Times hanno rivalutato Rimini, inserendola (unica località italiana assieme alla Toscana) nei posti alti di una speciale classifica basata sulle mete turistiche piú amate dai loro lettori. Del resto chi ci va non ha modo d’annoiarsi, tanto che c’è chi sostiene che una vacanza di una settimana nella Riviera Romagnola in realtà dura quattordici giorni, perché a queste latitudini si vive sia di giorno sia di notte. Qualcuno lo ha ribattezzato “il distretto del piacere”: nella zona tra Milano Marittima e Gabicce Mare c’è la più alta concentrazione di bar, ristoranti, discoteche, parchi acquatici o del divertimento che in qualsiasi altra parte del mondo. Tutto è in costante trasformazione: i pub sono diventati disco pub, i bar disco bar o street bar. E continuano a nascere mode e tendenze, sempre in anticipo sui tempi. Da queste parti hanno inventato mestieri come il dj, l’animatore o la cubista. E molto tempo fa fu coniato un neologismo ancora in uso: divertimentificio. Che nei vocabolari appare accanto ad altri neologismi come riminizzazione o bagninomanzia. Giá, perché qui se il villeggiante il più delle volte sceglie a caso lo stabilimento balneare in cui andare (di solito quello più vicino all’hotel), per un riminese doc quella del bagno è quasi una scelta di vita. La regola generale è questa: più basso è il numero, più elevato è lo status di chi lo frequenta. I bagni dall’uno al dieci, all’ombra del mitico Grand Hotel, sono considerati “da ricchi”. Dall’11 al 30 sono i bagni della buona borghesia. Dal 31 in su della middle class e a partire dal 70 in poi degli sfigati. Ma qui siamo ancora in serie A: la serie B inizia a nord di Portocanale, anche se da San Giuliano a Torre Pedrera gli stabilimenti sono spesso migliori di quelli di Marina Centro, chissà perché vengono considerati “cheap”.
Comunque la gara tra i bagnini (che non vengono mai indicati col nome, ma con il numero) è inventarsi nuovi servizi da offrire ai clienti. Ormai in spiaggia si fa di tutto: bioginnastica, bioenergetica, lezioni di ballo e di yoga, thai chi uan, mandala, danza del ventre, corsi di ricamo. Ci sono persino biblioteche e si puó fare un giro su un moscone elettrico o su un “love pedalò”, cioè un moscone doppio con tenda “salvaprivacy”, indovinate per fare cosa?
àNon certo a caso», sostiene la giornalista e autrice satirica Lia Celi, «agli occhi allupati dei continentali, Rimini appare come una versione laica e balneare del paradiso islamico. Nella patria di Anna Falchi e Martina Colombari, ogni maschio ha a sua disposizione 70 sventolone in tanga, con la differenza che nel paradiso islamico è più difficile procurarsi il Viagra. Qui siamo nel supermarket del sesso, nell’outlet del peccato, nell’hard discount della lussuria, e chi ci va ad abitare diventa ipso facto birro, cioé vitellone ad honorem, un’autorità in materia di Puttan Tour, privèe e scambio di coppie. Nasce così la deformazione tipica dell’alieno riminesizzato, che spesso domanda con fare allusivo: “Come fai, tu che sei di Rimini, con tutta quella gnocca?”».