Max

RSS Twitter
rimini
Tokyo: il futuro è già arrivato

la capitale brulica di vita, di stranezze ma anche di tradizioni. seguiteci (in metropolitana, peRÒ)

C’è ancora qualcuno che Tokyo se la immagina popolata da geishe e samurai che fanno roteare spade affilatissime. Altri credono che le sue strade siano affollate di giovani travestiti da manga, anime e cosplay. In realtà la capitale del Giappone è così estesa e così densamente popolata (oltre 10 milioni di abitanti, che diventano circa 30 se si considerano le città satelliti) da offrire l’impressione a chi la visita per la prima volta di essere un immenso set cinematografico caratterizzato da una straordinaria confusione.
Tokyo ha molte identità, dipende dall’angolo di osservazione. Shibuya è un mix di giovani dai look più stravaganti e impiegati che corrono per prendere il metrò: fuori dall’omonima stazione c’è l’incrocio-simbolo immortalato in una famosa scena di Lost in translation, con i passaggi pedonali in diagonale attraversati da una folla compatta. Omotesando e la vicina Takeshita-dori brulicano di fashion victims; poco più in là c’è Harajuku, dove la domenica si danno appuntamento le cosplay, ragazze che si vestono nei modi più assurdi come se fosse sempre carnevale.
All’ombra dei grattacieli ultramoderni di Shiodome, una monorotaia corre fino a Odaiba, quartiere recuperato sulla baia, dove alcuni architetti hanno realizzato progetti futuristici. Invece il quartiere di Asakusa conserva ancora il sapore dell’epoca Edo (questo è il nome originale di Tokyo). Poco lontano da lì c’è Akihabara, meglio nota come “electric town”, con i suoi neon sfavillanti, i megastore di manga e i maid café, dove cameriere in abiti super-sexy servono bibite e pasticcini a una clientela di iper-frustrati che si sentono realizzati per il semplice fatto che una ragazzina dica loro: «Posso fare altro per renderti felice, mio signore?».
Attenzione a non fraintendere: nei maid café è assolutamente proibito allungare le mani o anche semplicemente fare avances. A parte qualche turista, i frequentatori abituali sono persone affascinate dal “rorikon” (il complesso di Lolita), infatti l’età media delle cameriere è piuttosto bassa.
I giapponesi non sono un popolo di maniaci sessuali, ma il loro approccio culturale alla sessualità è assolutamente diverso dal nostro: qui non esiste il concetto ebreo-cristiano della colpa associata al sesso, pertanto lo vivono con molta più disinvoltura rispetto a noi occidentali. Però solo tra le mura domestiche, o comunque in privato, per esempio in una camera “a ore” di un love hotel. Essendo persone assolutamente riservate e attente al “tatemae” (l’apparenza), i giap quando sono in luoghi pubblici raramente parlano in modo esplicito di sesso. Per esempio, se un film straniero cita chiaramente i genitali, nei sottotitoli saranno indicati con un più innocuo “là sotto”.
Nella sterminata produzione manga, spesso vengono disegnate ragazze dai grandi occhi coinvolte in vicende sessuali piuttosto esplicite, ma guai a mostrare un pelo pubico o un orgasmo: la legge è inflessibile. Questo non impedisce a signori molto distinti di leggere fumetti porno mentre vanno al lavoro in treno o in metrò, e lo fanno senza alcun imbarazzo.
Per i “gaijin” (stranieri) questo atteggiamento piuttosto libertario dei giapponesi nei confronti del sesso è un grande vantaggio: le ragazze adorano il tipo caucasico e non fanno niente per nasconderlo. Quindi se siete a caccia di avventure, difficilmente rimarrete delusi. A patto di sapere che siccome il sogno delle giapponesi è avere più curve, molte di loro indossano mutande e reggiseni imbottiti…
Però non sempre essere occidentale è un vantaggio. Pur essendo persone di una gentilezza squisita (per esempio, non è raro quando si chiede un’informazione su un indirizzo che vi accompagnino a destinazione), potrebbe capitare che vi chiudano la porta in faccia. Per esempio nella maggior parte dei locali del Golden Gai, un insieme di circa 200 minuscoli bar, la cui caratteristica è che con sei o sette clienti sono già pieni. Se vi faranno entrare, sarà praticamente impossibile non attaccar bottone con chi vi sta vicino. Un’esperienza da fare.
Altri luoghi dove gli occidentali sono malvisti sono i “manga kissa”: in pratica sono una specie di internet café frequentati dagli “otaku” (fanatici dei manga). Ognuno affitta il suo cubicolo e si isola dal resto del mondo. C’è anche chi ci passa tutta la notte, magari a dormire perché non ha i soldi per pagarsi un hotel.
Insomma, Tokyo è una città dalle molte anime, dove il futuro è già arrivato, ma il passato con il suo carico di tradizioni millenarie non vuole abdicare alla modernità. Se non si vuole correre il rischio di rimanere spiazzati, sarà bene andarci con la testa svuotata dai troppi preconcetti o dalle “informazioni” sbagliate che abbiamo accumulato guardando film realizzati a Hollywood. E già che ci siamo, sarà bene far piazza pulita anche di un altro luogo comune, cioè che Tokyo sia la metropoli più cara del mondo: dopo la grande crisi economica del 1998 e quella più recente che ha riguardato il mondo intero, i prezzi per noi occidentali sono diventati molto più abbordabili. Oggi una camera d’hotel può costare la metà rispetto a Milano o Roma (e il servizio è sempre straordinario) e ci si può strafogare di sushi, tempura e sashimi con 20 o 30 euro. Ovviamente tutto sta nel saper scegliere l’indirizzo giusto, mescolandosi ai locali ed evitando i ristoranti frequentati soprattutto da turisti.
(a cura di Massimo Poggini)