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Torino
Torino : nuovo cinema italia
la prima capitale si veste col tricolore per celebrare i 150 anni del belpaese. tra feste scatenate, movida e laboratori ci sarvà da divertirsi...
Dal 17 marzo a fine novembre la Mole Antonelliana tornerà a essere il simbolo più luminoso della città nel vero senso della parola. Infatti sarà ornata da un bijou avveniristico composto da tre cornici illuminate a led, una verde, una bianca e una rossa, e dalla scritta “150”. Questa collana sarà visibile a molti chilometri di distanza e vuole essere un omaggio al 150° anniversario dell’Unità d’Italia. Torino, che dell’Italia è stata la prima capitale, si appresta a festeggiare alla grande la ricorrenza. Per esempio, ai negozi sono stati distribuiti 20 km di vetrofanie, ovviamente tutte basate sul tricolore con inserti di quello che è stato definito “blu Risorgimento”, che va a sostituire il rosso cinabro che è stato il simbolo delle Olimpiadi. E i cittadini esporranno migliaia di bandiere alle finestre. I preparativi per agghindare a festa la città sono iniziati un bel po’ di tempo fa e, pur con mezzi economici ridotti rispetto al progetto iniziale, Torino ha mantenuto fede alla promessa di “farsi bella”: una passeggiata lungo le sue vie riserva molte sorprese. Palazzo Madama riapre con la fedele ricostruzione della Grande Aula del Senato che, a partire dal 1848, ospitò il Senato Subalpino e poi, tra il 1861 e il 1864, il primo Senato del Regno d’Italia. Riaprono anche il Museo Nazionale del Risorgimento, ospitato nello splendido Palazzo Carignano, e il Museo dell’Automobile. È iniziato il rinnovamento del Museo Egizio: nel 2015 sarà praticamente raddoppiato. E Palazzo Reale è ancora più bello, dopo il restauro di parecchie sale. Rimessi a nuovo anche il Mastio della Cittadella, e all’interno del Parco del Valentino, il Borgo Medievale. Mentre il Parco Dora è un nuovo spazio verde di 45 ettari sorto dal recupero di un’area industriale dismessa. I cuori pulsanti dei festeggiamenti sono la Venaria Reale, capolavoro dell’architettura barocca, e le Officine Grandi Riparazioni, dove fino agli anni Settanta del Novecento si costruivano e si faceva la manutenzione delle locomotive e dei vagoni ferroviari. All’inizio degli anni Novanta furono abbandonate definitivamente. Negli ultimi anni sono state recuperate dal Comune, e ora sono diventate un caposaldo dell’arte e della cultura: ospitano grandi mostre, laboratori e numerosi incontri che hanno per protagonisti gli studenti. «Io penso», conferma Luciana Littizzetto, «che negli ultimi anni si sono fatti dei grandissimi passi avanti. La città è migliorata tantissimo e io sono molto felice di vivere a Torino. Una volta quando dicevi di stare a Torino, ti rispondevano che era una città grigia e triste, adesso invece mi dicono che è una meraviglia, che si fanno un sacco di cose, ci sono mille attività culturali e via dicendo». La vitalità di Torino è eccezionale. C’è un grande fermento musicale (leggi la rubrica firmata dai Subsonica nelle pagine della Musica), nelle sue strade si girano in continuazione film e serie tv. Le gallerie d’arte spuntano come i funghi, e ci sono decine di caffè letterari e bar dove si organizzano mostre, allestimenti e performance d’ogni tipo. E qualche tempo fa due colossi come la Microsoft e la Motorola vi hanno aperto nuovi laboratori di ricerca. Insomma, è riuscita a rigenerarsi e ad affermarsi nel panorama europeo imponendosi come città turistica e a tecnologia avanzata. «Eppure», osserva Riccardo Humbert, autore di un divertente pamphlet intitolato Torinesi (Edizioni Sonda), «alcuni torinesi continuano a comportarsi come dei bogianèn (vuol dire “uno che non si muove”, ndr), dicono sconsolati che Turin l’è a tòch e ripetono come un mantra Speroma mac! (significa “speriamo solo”, ndr), frase laconica che viene pronunciata come se si esalasse l’ultimo respiro. La posa è ieratica, e mentre le mani si allargano ad abbracciare un immaginario moribondo, gli occhi si alzano al cielo alla ricerca di un improbabile intervento soprannaturale. La breve performance termina poi con un lungo dondolio del capo che va a morire su una curiosa smorfia della bocca». Insomma, il torinese ama la sua città, anche se a volte non resiste al vizio di parlarne male. Sembra che nove torinesi su dieci non siano mai saliti sulla Mole. Eppure da lassù, quando l’atmosfera è tersa si gode uno spettacolo incomparabile: da una parte la cerchia delle Alpi, dall’altra la collina. La quale contribuisce a rendere Torino la città più verde d’Italia, assieme a Bologna: 13 metri quadri per abitante. Come dire che chi continua a sostenere che è una città grigia, tetra e buia in realtà non la conosce affatto. Ma torniamo in vetta alla Mole, al cui interno c’è un bellissimo Museo del Cinema: osservate corso Francia, un rettilineo di 12 chilometri. È il più lungo viale alberato d’Europa: inizia da piazza Statuto e finisce a Rivoli. Altra strada da record è via Garibaldi, la più lunga via pedonale d’Europa. Mentre piazza Vittorio Emanuele non è la più grande piazza d’Europa, ma con i suoi due metri di dislivello è la più inclinata. Un po’ più in giù ci sono i famosi Murazzi del Po: fino a poche decine d’anni fa erano ritrovo di lavandaie e pescatori, adesso tutta la zona di notte si anima in modo incredibile, regalando a Torino anche il titolo di città con la nightlife più caliente, tanto che ormai viene accostata sempre più spesso a Berlino e Barcellona. Soprattutto nel weekend la notte non ha mai fine e la scelta è praticamente infinita: si va dai club più classici (concentrati prevalentemente nella zona pre-collina) al locali dove trionfa l’avanguadia. Il Quadrilatero Romano, fino a pochi anni fa malsano e malfamato, ora è assolutamente modaiolo. L’ex quartiere operaio di San Salvario oggi pullula di localini trendy all’insegna del multietnico. E la Vanchiglia, come dicono i Subsonica, è un luogo “dal sapore berlinese”. Ovunque c’è del gran movimento, insomma, nonostante i dati ufficiali rivelino che l’età media dei residenti sia sempre più alta: a fine 2010 gli ultrasessantenni erano 272.583, su una popolazione totale di 908.575 persone: 2.289 cittadini in meno rispetto a un anno prima, perchè si nasce di meno e si muore di più. A compensare questo calo demografico ci sono gli immigrati, che rendono Torino sempre più multietnica. Con tutti i pro e i contro che questo significa. Sentirsi dire un Bôia faoss, a l’an portàne prôpi via tütt! (“Boia falso, ci hanno proprio portato via tutto”) con forte accento calabrese, arabo o ispanico potrebbe lasciare perplessi. Ma il torinese Doc certamente non perderà la sua flemma e replicherà con un Oh, basta là! ù