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campionato

Sprofondo granata: all'inferno e ritorno

Altro che Gran Torino: a un passo dalla serie C, la squadra di Cairo ha sfiorato il punto più basso dei suoi 104 anni

Doveva spaccare il campionato, essere l’Inter della serie B. È arrivato a tre punti dai play-out per la serie C. Che adesso, fa più fine, si chiama Lega Pro. E’ la sintesi del recente sfascio del Torino. Pensava di aver già toccato il fondo, retrocedendo per l’ennesima volta, ma si è messo a scavare, arrivando al punto più basso nei suoi 104 anni di storia (la squadra non aveva mai chiuso il girone di andata della serie B con appena 27 punti). Da sdraiato più che da seduto, il Toro sta provando a risollevarsi. Nella prima giornata di ritorno ha strapazzato 4-1 il Grosseto, mentre i suoi ultrà lasciavano vuote le curve per marciare dietro lo striscione “Cairo vattene” verso il Filadelfia. Ieri stadio del Grande Torino di Valentino Mazzola, oggi cumulo di ruderi diventato muro del pianto.

I tifosi più appassionati hanno scelto di scioperare perché le solite loro armi della critica o dello sdegno sono sembrate scarse, se non ridicole, di fronte alle prese in giro da parte della squadra e, soprattutto, del presidente Cairo. Le encicliche dell’ex Papa Urbano non vanno più di moda.
I tifosi granata sostengono che Cairo abbia trasformato il Toro in un animale strano, assurdo, imbarazzante: il cuore all’ombra della Mole, il cervello sotto la Madonnina, negli uffici della Cairo Communication.
La chiamano Cairese Fc e, pur di non sporcare la gloriosa storia granata, preferiscono pensare che quella sgangherata compagine sia la terza squadra di Milano.

Sprofondo granata in rapida sequenza: dopo un buon inizio di campionato, la crisi di gioco e punti della squadra allenata da Colantuono (ko in casa contro Padova e Modena), l'esonero dell'allenatore - provvedimento nel Torino ricorrente, rituale -, l'arrivo in panchina di Beretta.

Le prestazioni ignobili (all’Olimpico passeggiano prima il Crotone e poi il Sassuolo) offendono gli ultrà che invadono il centro sportivo della “Cairese Fc” con fumogeni e bombe carta, nel giorno della presentazione del secondo direttore sportivo dell’anno, Gianluca Petrachi, il settimo in quasi cinque anni di gestione Cairo.

L’oroscopo squallido del Toro per il 2010 non cambia. Almeno all’inizio dell’anno. Il 5 gennaio il Mantova pareggia al 93’ e la contestazione scoppia nuovamente. La curva insulta pesantemente Di Michele chiedendogli di togliersi la maglia.

Da un po’ di tempo sui forum granata rimbalzano voci di scommesse a perdere organizzate da alcuni calciatori. Il pissi-pissi arriva fino a Roma, la procura federale valuta l’opportunità di aprire un’inchiesta su Torino-Crotone 1-2. Il giorno dopo, 6 gennaio, già squalificato per 3 mesi nel 2007 perché coinvolto in uno scandalo scommesse, Di Michele non si presenta all’allenamento per via di una presunta influenza. La sera stessa, però, il capitano granata viene sorpreso da una “pattuglia” di ultrà in un ristorante della collina torinese: sta festeggiando il suo 34esimo compleanno. Volano insulti e ceffoni. È la rottura completa.
Passano addirittura inosservate le dimissioni di Rino Foschi, che a suo tempo era stato presentato come un demiurgo. Con un rigurgito di fierezza, la squadra minaccia di non giocare a Cittadella. Poi scende in campo, e perde 2-0. Questione di testa, si dirà: tutto il Cittadella guadagna quanto l’attaccante granata Rolando Bianchi. Beretta (500.000 euro per 32 giorni di lavoro!) scopre che il Toro è una gabbia di matti, il suo esonero (il nono dell’era Cairo!) è seguito dal ritorno in panchina di Colantuono, ancora a libro paga, e dall’ingaggio del team manager Giacomo Ferri, un ex dal sangue caldo. E siamo ai giorni nostri. Il mercato di gennaio trasforma la squadra, la filosofia è saggia: meno figurine e più giocatori adatti alla serie B.

Qualcuno può leggere un segno benigno del destino non solo nelle recenti buone prestazioni del Toro (pari gagliardo contro l'Empoli in trasferta), ma anche nell’ennesima sconfitta della Juve contro l'Inter in coppa Italia e poi solo 1-1 in campionato contro la Lazio

Insomma, al di là del “mal comune mezzo gaudio”, la Vecchia Signora sembra quasi voler distrarre, con esibizioni delle proprie disgrazie, dai travagli del disgraziatissimo Toro.

Timothy Ormezzano
mercoledi 14.09.09 18.53
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