
Marcello Lippi lo conosciamo tutti. È quello che ha regalato all'Italia del calcio la quarta Coppa del mondo della sua storia, qualcosa di cui – come lui sottolinea spesso – in molti si sono già dimenticati. É quello che non guarda in faccia a nessuno e tira dritto per la sua strada, chiudendo di fatto la porta a un talento come Cassano. Per difendere il suo gruppo.
É quello che a cinque mesi dal debutto mondiale in Sudafrica, con il titolo da difendere, non ha paura a dichiararsi ottimista. Nonostante la Juventus, di cui molti giocatori costituiscono la spina dorsale della sua Nazionale, stia vivendo la peggiore crisi di prestazioni e risultati della storia recente.
Come è messa l'Italia rispetto a quattro anni fa?
«Bene, molto bene. Ma anche quattro anni eravamo in buone condizioni, poi, poche settimane prima dei Mondiali, è successo tutto quello che è successo (Calciopoli ndr). L'unica cosa che mi auguro è che da qui a giugno ai miei giocatori non capiti qualche infortunio grave. Per questo, faccio gli scongiuri».
Quindi non è preoccupato del rendimento negativo di alcuni club, come la Juventus, che sono il serbatoio di giocatori per la Nazionale?
«No, assolutamente. Non facciamoci influenzare dal rendimento delle singole squadre. La Nazionale è un'altra cosa. Per il mio gruppo l’importante è poter trascorrere e lavorare insieme per un mese. Il resto non conta.
Capitolo campionato. L'Inter lo sta dominando. C'è una caratteristica della squadra di Mourinho che le piacerebbe avesse la sua nazionale?
«É indubbio che l'Inter sia la squadra più forte. Ha qualità, entusiasmo, autostima. Le manca la consacrazione a livello internazionale, che io mi auguro, perché è un team italiano. E' tutto quello che ho da dire».
Inter a parte, c’è una squadra che l’ha stupita particolarmente? E un giocatore?
«Il Parma d'inizio stagione, il Cagliari, il Bari, il Chievo: tutte squadre che mi hanno colpito. Non faccio nomi perché quello che mi ha impressionato di più è il gruppo, il collettivo di ognuna di queste squadre».
Torniamo al Sudafrica. Storicamente l'Italia fa meglio quando si gioca in Europa. La preoccupa andare a difendere il titolo a una latitudine così diversa dalla nostra?
«Non ci avevo neanche pensato (ride, ndr). Di solito quando si organizzano i Mondiali in Europa vince una squadra europea, quando sono in Sudamerica vince una squadra sudamericana. É nell'ordine delle cose. In Sudafrica ce la giocheremo».
Cosa si aspetta, a livello di pubblico e atmosfera?
«Mi aspetto un pubblico molto rumoroso e caloroso, lo abbiamo visto alla Confederation Cup dell’anno scorso. Dal punto di vista climatico, ci sarà la temperatura ideale per giocare. Faremo la preparazione in altura, perché, per esempio, Johannesburg sta a quasi 1800 metri sul livello del mare. Per il resto, dico che quando si gioca un Mondiale, non ci si rende nemmeno conto di dove si è veramente. Allenamenti e partite assorbono tutto. Durante la Confederation Cup ho notato che l'organizzazione è molto attenta a pianificare gli spostamenti delle squadre, per una questione di sicurezza».
A proposito del ritiro, avete già scelto dove sarà Casa-Italia?
«Sì, è un posto molto carino, tra Pretoria e Johannesburg. Più che alle comodità, che ci sono, l’abbiamo scelto perché molto funzionale rispetto agli spostamenti».
Le regole quali saranno? Sarà un ritiro open, oppure molto disciplinato?
«Non esistono ritiri open. Le regole sono le stesse di sempre. Tranquillità e concentrazione prima dei match, e dopo le partite mezza giornata libera per stare con le fidanzate o la famiglia».
Senta Lippi, quanto è difficile allenare in Italia? Perché l'esonero degli allenatori è uno sport così praticato?
«Ho allenato trent'anni. Ho avuto i miei esoneri e le mie soddisfazioni. É difficilissimo fare l'allenatore in Italia, ma ne vale la pena».
E quanto è dura essere ct in un paese con 50 milioni di commissari tecnici?
«É un problema che è toccato a tutti i ct, non si può evitare».
Il 12 luglio (il giorno dopo la fine dei Mondiali) dove si troverà Marcello Lippi?
«Spero di essere a una conferenza stampa simile a quella di quattro anni fa…».
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