Xavier De Le Rue, 30 anni, è il filosofo anarchico del freeride. Da oltre dieci anni surfa su pareti di neve e roccia da far rabbrividire chiunque. Lo abbiamo incontrato a Chamonix, il suo resort preferito, durante la prima tappa del Nissan Freeride World Tour 2010, circuito che racchiude il meglio del freeride mondiale su sci e snowboard, di cui è campione uscente.
Il segreto del suo successo? «Vivo libero da condizionamenti, sempre concentrato nella ricerca della linea perfetta». Cioè la strada che dal picco della montagna ti porta a valle il più veloce e fluido possibile. Le rocce sul percorso di gara, l’estrema velocità e i salti di oltre dieci metri non sembrano essere un problema.
«Non c’è mai un pericolo reale in gara. Se non te la senti, ti fermi e rifletti. Abbiamo tanta esperienza alle spalle». Qualche incidente in realtà può capitare. Le foto di lui travolto da una valanga lasciano senza fiato. «Anche questo fa parte del gioco, in fin dei conti si cade in moto ma si risale sempre in sella. E perché mai non dovrebbe essere così anche per me?».
L'ultima tappa
Il Nissan Freeride World Tour 2010 si chiuderà il 20 marzo con il Nissan Xtreme di Verbier. Durante la prestigiosa tappa, in territorio svizzero, Aurelien Ducroz, Cyril Neri e Glen Plake sfideranno De Le Rue sui terribili 500 metri del percorso, lungo la parete nord del Bec de Rosses, davanti a oltre 5.000 spettatori.
Remake, remodel, forse restyling: la storia è molto aderente a quella che avete visto in versione svedese: il giornalista d’assalto e di denuncia, rovinato da un'inchiesta, viene chiamato a svelare il mistero di una ragazza sparita nel groviglio di una dinastia di industriali ricchissimi, viziosi,
«Girare Polisse? Una delle esperienze peggiori della mia vita». Maiwenn, che è una delle protagoniste, la sceneggiatrice e la regista, lo conferma, anche se quel film le ha fatto guadagnare il Premio della Giuria allo scorso Festival di Cannes oltre che 13 nominations ai Cesar, gli Oscar francesi (
Trans-a-van-guar-dia. Si consiglia un glottologo per la dizione ottimale. È un termine troppo lungo, faticoso, e ti passa la voglia d'imparare. Pop Art è più facile, più veloce, suona bene e lo dici tutto d'un fiato. L'altra parola, quella lì, è linguaggio per iniziati, gente del mestiere, “quelli
C'è Disagio, ma per una volta è una buona notizia. Il nome, provocatoriamente efficace, è quello di un tour multimediale in partenza da Milano: non solo musica dal vivo ma un vera e propria serata 2.0 dove gli scrittori ospiti si esibiranno in un live twitting attraverso citazioni, commenti e foto
Quella di capodanno, da sempre, non è la notte migliore per ballare, né per mangiar fuori. Negli ultimi anni, però, con la crisi delle disco e della nightlife, i prezzi del 31/12 sono scesi e la qualità del clubbing salita di molto. L'importante è stare con gli occhi ben aperti, e, se possibile,