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basket

Gallinari: il canto del Gallo

Dal Lodigiano a Manhattan, nel regno dell'Nba. e nel segno dell'otto...

Danilo Gallinari da Sant’Angelo Lodigiano (Lodi) ai grattacieli di Manhattan. Dai campetti dove era il più alto (oltre che il più bravo) di Casalpusterlengo e Pavia (prima della parentesi decisiva a Milano con l’Olimpia) al parquet e ai lustrini del Madison Square Garden.
Gallo non ha fatto una piega, ha messo in valigia le scarpette proporzionate a una discreta fetta di piede e la casacca numero 8, scelta obbligata e consigliata dal destino se sei nato l’8/8/88 e sei alto due metri e 08, ed è partito per la sua America.
Dopo un’annata nel segno della sfiga per i perenni fastidi alla schiena, Gallinari è diventato uno dei beniamini di Spike Lee e degli altri tifosi dei Knicks che lo avevano fischiato al primo giorno di scuola il 27 giugno 2008. Quest’anno la stagione volge al termine. A tre quarti di stagione compiuta (senza ormai chance di un posto ai play-off) Danilo viaggia col 40 per cento nel tiro da 3 punti (gli è valso una presenza nella gara “dalla distanza” all’All Star Game) e l’80 dalla lunetta: 5 rimbalzi e 14 punti di media a partita (ne ha già quasi 70 sul groppone).
Ma l’anno prossimo tutto potrà e dovrà cambiare. La politica societaria dei Knicks è stata quella di liberarsi uno dopo l’altro degli ingaggi più alti per stendere il tappeto rosso per la prossima stagione a King LeBron James o (male che vada) a Dwyane Wade. Nel frattempo il Gallo s’è fatto le ossa e ha conosciuto l’ambiente della Mela.
Si trova bene: ci sono tanti ristoranti italiani per non fargli venire nostalgia dei gnocchetti al gorgonzola della mamma e si ascolta tanto R&B e hip-hop, le sue musiche preferite. E la Mela lo apprezza al punto di essere già finito tra gli scapoloni d’oro dell’ultima classifica stilata dal New York Post.
Ci risponde a qualche domanda mentre sale e scende da un aereo all’altro, dato che in Nba s’è abituato a giocare un giorno sì e uno no.

Soprannome.
Gallo.

Il poster che avevi camera da bambino e quello che metteresti oggi.
Da piccolo avevo il poster di Michael Jordan. Lo metterei ancora oggi.

Se non avessi giocato a basket.
Avrei fatto il nuotatore.

Il momento più alto e più basso della tua carriera.
Il più alto quando mi hanno chiamato i New York Knicks al Draft Nba. Il più basso quando mi sono infortunato l’anno scorso e sono dovuto stare lontano dal campo da gioco per un po’.

Lo sportivo che vorresti conoscere?
Roger Federer.

L'ultima canzone che senti prima di una gara?
Di solito non ascolto musica.

Il primo evento sportivo che hai visto dal vivo.
Una partita di mio papà quando giocava a basket in Serie A a Bologna.

Stefano Landi
mercoledi 14.09.09 18.53
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