
Tra le magie burocratiche dello sport di oggi ci sta eccome che una donna nata nel 1983 a Santiago di Cuba diventi campione d’Europa per una nazione che è l’Italia. E’ l’augurio che Max fa a Libania Grenot, bella cubana de noantri dopo il matrimonio con un italiano nel 2006. La concorrenza fa paura ma non troppo: per scalare il podio se la vedrà soprattutto con le russe Kcinskaya e Ustalova e con la britannica di origini nigeriane Ohuruogu, oro ai Giochi di Pechino 2008.
Primatista nei 400 metri con un tempo di 50.30 ottenuto nel 2009 ai Giochi del Mediterraneo di Pescara, Libania ci aveva già rappresentati in azzurro ai Giochi di Pechino nel 2008, diventando la prima delle nostre atlete a rompere il muro dei 51 secondi sul giro della morte. Semifinale e stop, come anche ai Mondiali di Berlino dell’anno dopo, quando però il suo mancato accesso alla finale non fu dovuto alla superiorità delle concorrenti ma a un infortunio alla gamba destra. Convalescenza, guarigione, ritorno in forma (ha perso 3 kg) già sussurrato a Torino per il meeting Nebiolo (51.54) e ribadito ai recenti Assoluti di Grosseto (51.14, primato stagionale) e grande attesa del suo urlo ai prossimi Campionati Europei di Barcellona, dal 26 luglio al 1 agosto. «Mo’ sto bene, ho lavorato tanto sulla veloscità. Sì, sono pronta». Il tutto viene detto con la speziatura del classicissimo accento dell’Urbe. La sua residenza a Casal Palocco, nell’Agro Romano, e i suoi allenamenti a Tivoli, nei Castelli, hanno infatti creato un mix irresistibile col sottofondo della sua lingua materna spagnola.
Il suo giorno a Barcellona potrebbe, dovrebbe essere il 30 luglio, quello della finale dei 400. Libania ha già tutto chiaro: «E’ l’appuntamento più importante dell’anno. Se dovesse scappà ‘na medaja festeggerò con un bel balletto. Ma se avrò ancora la forza per ballare, vorrà dire che non ce l’avrò messa tutta». Sorriso luminoso, Libania è un mix tra Naomi Campbell e Pocahontas. Con quella bocca può dire quello che vuole: «Se fallissi gli Europei, mi butterei testa e cuore, anima e corpo, verso i Giochi di Londra 2012. Ma per ora rimango concentrata sulla stretta attualità: io devo vivere adesso, mo’».
Timothy Ormezzano
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