
C’è chi la fa per esultare e chi per terrorizzare l’avversario. Nel calcio la lingua srotolata è il marchio di fabbrica di Alessandro Del Piero. Dopo la prima volta, contro l’Inter al Meazza, non c’è un suo gol senza linguaccia. Nel rugby la smorfia irriverente, con tanto di occhi strabuzzati, è il gran finale della Haka, la danza propiziatoria degli All Blacks, la nazionale neozelandese di rugby attesa sabato da un Meazza tutto esaurito.
Il capitano dei bianconeri e il capitano dei “Tutti Neri”, Richie McCaw, si sono incontrati per uno scambio di magliette sponsorizzate Iveco. Con tutto quel tessuto nero, Del Piero potrebbe farci un abito. Mentre la sua casacca sembra scomparire tra le gigantesche mani del gigantesco maori. «E il bello è che la sua maglia gli è aderente mentre la mia mi sta larga!», spiega Alex.
Del Piero, 35 anni lunedì scorso, la tua linguaccia si ispira a quella degli All Blacks?
«No, li ho visti in più occasioni ma quando l’ho fatta per la prima volta, a Milano, mi è uscita così, in maniera spontanea».
Non pensi che il calcio dovrebbe ispirarsi di più al rugby, anziché scimmiottare il terzo tempo…
«Certo, noi ci stringiamo la mano mentre loro vanno tutti insieme in birreria, ma non parlerei di scimmiottamento. A differenza di quello che si pensa, calcio e rugby sono due realtà che vivono in maniera molto simile. Ci si picchia anche da noi! Per adesso mi accontento di “rubare” al rugby il terzo tempo: un finale di partita che ci fa stare tutti più sereni».
Torniamo alla tua linguaccia: la rivedremo in Juve-Inter del 5 dicembre? «Magari anche prima… Non dobbiamo pensare all’Inter adesso. Non è ancora il momento. Dobbiamo procedere passo dopo passo. E il prossimo è la sfida con l’Udinese, poi il Cagliari e quindi l’Inter. Tutto non può risolversi in una partita. Se battiamo i nerazzurri ma sbagliamo le altre due partite rimaniamo lo stesso sotto in classifica».
Dopo un lungo stop per infortunio, che ti ha riportato agli anni più bui della tua carriera (stagione 1998-99), tra due domeniche rivedrai finalmente la luce del campionato. Come ti senti?
«Pronto e… affamato di Juve. Sto finalmente bene, mi sto allenando a pieno regime e sfrutterò la pausa del campionato per essere a piena disposizione del mister il 22 novembre per Juve-Udinese».
Già, perché in Italia il posto fisso è sempre più un’utopia. Anche alla Juve, anche per Del Piero, nonostante l’amico Ciro in panchina…
«È giusto che nessuno qui abbia il posto garantito. Ferrara deve fare le sue scelte. Noi giocatori proveremo a metterlo sempre più in difficoltà».
C’è una grande attesa di vederti all’opera con Diego…
«Da parte mia, più che altro, c’è l’attesa di vedere me stesso all’opera, considerato che ancora non ho giocato…».
Nella corsa allo scudetto c’è anche il Milan?
«Sì, ma la Juve pensa solo a se stessa: abbiamo il dovere e la voglia di fare bene. Dobbiamo limare i nostri errori e trovare continuità di risultati».
Ai Mondiali non hai ancora rinunciato?
«No, e nemmeno ai Mondiali di rugby del 2011… Piano, un passo alla volta. Intanto voglio ricominciare a giocare, poi penseremo ai Mondiali».
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