Torniamo al binomio iniziale: è il sesso che migliora la carriera o viceversa?
«I sistemi neurologici funzionano per lo più in maniera bidirezionale e autoalimentante. È dimostrato che avere al fianco una bella donna influenza fortemente le inclinazioni, l’umore e il modo di presentarsi di un uomo. Anche la semplice presenza di una donna attraente sul posto di lavoro può indurre i maschi, senza esserne consapevoli, ad atteggiamenti e modi di fare più ambiziosi, grintosi, estroversi e baldanzosi, per rendersi desiderabili ai suoi occhi. Questi cambiamenti, che servono a far carburare l’uomo e renderlo più tenace e combattivo, sono corroboranti dell’eros, in perfetta sintonia con la carriera».
Se poi sesso e carriera si fanno nello stesso ambiente, è ancora meglio?
«È un fenomeno più comune di quanto si pensi. In un sondaggio promosso dall’“Associazione Donne e Qualità della Vita”, il 38% degli intervistati ha ammesso di intrattenere relazioni sentimentali in luoghi e orari di lavoro e il 77% ha addirittura sostenuto di aver raddoppiato, grazie a questo piacevole incentivo, il tasso di produttività. È l’effetto "amante in ufficio": che sia il tuo compagno attuale, un flirt o una potenziale “preda”, il collega che ti piace diventa un vero e proprio motore di positività, grinta e fonte di fantasie erotiche. Si ha più voglia di fare gli straordinari, si resta più a lungo in azienda, si sfoggia un sorriso smagliante e un guardaroba da sabato sera sin dal lunedì mattina. E i capi sono felici».
Sempre che tutto fili liscio, però!
«Vero. Altrimenti, gelosie, invidie, screzi e delusioni possono prendere il sopravvento. Quando la relazione finisce, è dura farsene una ragione e doversi incontrare ogni giorno nel corridoio o collaborare. L'atmosfera non è più la stessa e ogni minimo conflitto può degenerare. A questo punto, sesso, produttività e carriera rischiano di dissiparsi come neve al sole ed è persino possibile essere licenziati, se viene provato che i propri rapporti personali nuocciono all’incarico che si svolge».
E se c’è stress nel lavoro, il sesso può risentirne?
«Non è una mera questione di lavoro e sesso. Se per qualsiasi motivo si vive il proprio impiego come un pesante giogo al collo, da cui ci si è convinti di non potersi liberare, sicuramente si è nel posto sbagliato. Lo stesso vale se, per il partner, non si provano più entusiasmi e ci si sente costretti. In entrambi i casi, occorre operare in senso più ampio su di sé, sulla propria identità e autostima. Se invece esistono ancora margini d’interesse e motivazione, per riattivarsi e ripartire è sufficiente chiedersi: “Che cosa c’è di buono qui per me?”, “Che cosa posso fare io, divertendomi?” e trovare nella sfera privata e professionale quei particolari che ci eccitano, immagini stimolanti, aspetti che ci fanno sentire in gioco e in, un certo senso, anche rischiare».
Qualche esempio concreto?
«Può sembrare eccentrico, ma ben due coppie sposate, quarantenni e con figli, provando un po’ di “stanca”, hanno avuto la stessa idea, all’insaputa l’una dell’altra, in nazioni diverse. Per gioco, anziché rassegnarsi a ciò che si considera un calo di desiderio inevitabile, hanno deciso di rilanciare e fare l’amore, almeno una volta al giorno, tutti i giorni: una coppia per 101 giorni e l’altra per un anno intero. Risultato? Si sono accorti che, anche quando credevano di essere spossati e stressati, il più era iniziare. Dopodichè si scoprivano insospettabilmente energici. Il concetto di base è ispirante, e funziona sia nel lavoro che nel privato. Fatevi venire delle idee, piccole o audaci, e siate pronti a sorprendervi dei risultati».
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